
n. 5 anno 2026
Le PMI tra adeguati assetti e sostenibilità: l’utilizzo dei Temporary Manager
di Alessandro Malerba e Gianandrea Toffoloni
I cambiamenti che gravano in questo momento sulle PMI sono plurimi e tutti gravosi in termini di impegno sia organizzativo che economico (ridisegno delle catene di fornitura, digitalizzazione, successione, …): tra quelli non procrastinabili l’implementazione degli adeguati assetti, strettamente connesso al tema della sostenibilità. Il primo, figlio del nuovo approccio del legislatore alla crisi d’impresa che privilegia l’anticipazione della crisi invece del vecchio approccio penalizzante per l’imprenditore, risponde di fatto ad un obbligo normativo che trova la sua espressione nell’art. 2086 C.C. La sostenibilità non è più un mero fatto di marketing, ma diventa elemento sostanziale nel momento in cui le banche, seguendo le indicazione europee di EBA, devono considerarlo ai fini della concessione del credito. Moltissime imprese non sono ancora pronte, soprattutto per carenza di adeguate competenze manageriali per gestire i due aspetti, che sono spesso “introiettabili” attraverso progetti di temporary management. Il tema è stato anche oggetto di un recente webinar organizzato da Eurodefi, Atema e Eftilia.
Adeguati assetti e sostenibilità sono oggi le condizioni minime di sopravvivenza per le PMI italiane. Non rappresentano più un’opzione, né un insieme di adempimenti formali: sono i pilastri che permettono all’impresa di restare sul mercato senza esporsi a rischi gestionali, finanziari e – sempre più spesso – personali per l’imprenditore.
Il problema è noto: molte PMI sanno perfettamente di dover crescere, strutturarsi, dotarsi di procedure e sistemi di controllo. Ma non hanno né il tempo né le competenze interne per farlo. Il risultato è che gli assetti restano sulla carta, mentre la sostenibilità si riduce a uno slogan che non trova riscontro nella gestione quotidiana.
Adeguati assetti: da obbligo di legge a leva di sviluppo
Con la riforma della crisi d’impresa, gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili sono diventati un obbligo per tutte le imprese societarie[1]. Ma, soprattutto, sono divenuti un elemento essenziale di continuità aziendale.
Senza assetti adeguati, la PMI:
- non intercetta per tempo i segnali di crisi;
- non governa i rischi operativi e finanziari;
- non è credibile verso banche, clienti e mercato;
- espone l’imprenditore a responsabilità crescenti.
Nelle dinamiche quotidiane emerge spesso un quadro ricorrente:
- decisioni concentrate su una sola persona, spesso l’imprenditore;
- ruoli non formalizzati e procedure implicite;
- rischi non mappati e non monitorati;
- fornitori scelti unicamente in base al prezzo;
- dati dispersi tra più file, software e persone, senza integrazione.
Gli adeguati assetti non sono il traguardo: sono l’infrastruttura che permette all’azienda di diventare solida, credibile e sostenibile nel tempo.
Che cosa si intende per “adeguati assetti”?
Il concetto di adeguatezza è volutamente elastico, per permettere un adattamento alle caratteristiche dell’impresa. Tuttavia, dottrina e prassi hanno chiarito che gli assetti devono essere costruiti su tre pilastri:
a) Assetto organizzativo
Definisce come l’azienda è strutturata, quali ruoli esistono, chi fa cosa e secondo quali procedure. Include:
- organigrammi e funzionigrammi aggiornati,
- deleghe chiare e coerenti,
- procedure operative e protocolli,
- sistemi di controllo interno,
- flussi informativi affidabili e tempestivi.
Un’organizzazione “fatta a voce”, basata su prassi consolidate non documentate, non soddisfa più i requisiti normativi, soprattutto nelle realtà con più funzioni operative o con soci non operativi.
b) Assetto amministrativo
Riguarda i processi decisionali e il sistema di governo dell’impresa, inclusi:
- modalità di convocazione e funzionamento dell’organo amministrativo;
- procedure di reporting;
- integrazione tra funzioni operative e governance;
- congruenza tra deleghe e controlli.
L’obiettivo è garantire decisioni consapevoli e una vigilanza effettiva, non formale.
c) Assetto contabile
È il sistema che consente di:
- registrare correttamente i fatti di gestione;
- predisporre dati economici, finanziari e patrimoniali attendibili;
- elaborare proiezioni e budget;
- monitorare costantemente la continuità aziendale.
Proprio l’ultima attività – il monitoring della continuità – rappresenta la maggiore novità: non è più sufficiente il bilancio, servono cruscotti periodici, pianificazione finanziaria e indicatori predefiniti.
Strutturare non significa appesantire
Molti imprenditori temono che “strutturare” l’impresa significhi introdurre burocrazia, rallentare i processi, irrigidire la flessibilità operativa. In realtà accade l’esatto contrario.
Quando l’impresa ha assetti chiari e funzionali:
- le decisioni diventano più veloci, perché basate su dati e responsabilità definite;
- i rischi emergono prima, non quando ormai è troppo tardi;
- il rapporto con banche e investitori migliora, perché il business è leggibile;
- la filiera è più affidabile e collaborativa;
- la crescita diventa meno fragile e più pianificabile.
Finché il mercato gira, queste debolezze restano sottotraccia. Ma quando la complessità aumenta — maggiore selettività del credito, clienti più esigenti, normative più stringenti, richieste ESG — l’impresa scopre di non avere la struttura per reggere l’urto.
È in questo spazio che assume un ruolo decisivo il Temporary Manager.
Il Temporary Manager: una risposta concreta alle esigenze delle PMI
Il Temporary Manager non sostituisce l’imprenditore. Lo affianca, portando in azienda competenze manageriali mirate, per un periodo definito, con obiettivi chiari e misurabili.
La sua funzione è tanto semplice quanto cruciale: costruire in pochi mesi ciò che richiederebbe anni se affrontato solo con risorse interne.
Il Temporary Manager consente di introdurre:
- competenze manageriali qualificate, subito operative;
- organizzazione di ruoli, processi e responsabilità;
- sistemi di controllo di gestione semplici ma efficaci;
- procedure che funzionano nella pratica, non solo nei documenti;
- modalità operative che continuano a vivere anche dopo la sua uscita;
- integrazione tra strategia aziendale e sostenibilità.
È una figura che accelera il cambiamento, dando all’imprenditore una struttura che non lo sostituisce, ma lo libera dalle attività improprie e lo rende più efficace.
Sostenibilità ed ESG: non un report, ma conseguenza di assetti solidi
Molti imprenditori vedono l’ESG come un insieme di obblighi documentali: report, questionari, certificazioni, rating di filiera. In realtà la sostenibilità non nasce da un file, ma dalla governance.
ESG significa:
- misurare gli impatti dell’impresa;
- controllare rischi ambientali, sociali e organizzativi;
- prevenire danni e inefficienze;
- documentare scelte e processi;
- rendere l’azienda meno dipendente dalle persone e più dai processi.
Tutto ciò è impossibile senza adeguati assetti.
Ma quando gli assetti esistono, ESG diventa parte naturale della gestione ordinaria, non un adempimento esterno. La sostenibilità, allora, smette di essere un costo e si trasforma in un fattore di stabilità, attrattività e competitività.
Le PMI italiane sono spesso nate e cresciute con una forte impronta artigianale, basata sulla competenza tecnica e sulla figura centrale dell’imprenditore. Questo modello ha permesso di creare aziende vitali e flessibili, ma oggi rischia di diventare un limite.
Il Temporary Manager diventa così il ponte tra l’impresa artigianale e l’impresa strutturata, pronta ad affrontare i requisiti di sostenibilità e a diventare realmente ESG-ready.
Non porta modelli standard da grandi multinazionali, ma soluzioni calibrate sulla realtà della PMI: snelle, pragmatiche, sostenibili nei costi e nella gestione.
E soprattutto, lascia un’eredità duratura: una struttura che continua a funzionare dopo la sua uscita, perché costruita insieme alle persone dell’azienda.
Conclusione
Adeguati assetti e sostenibilità non sono due mondi separati: sono due facce della stessa medaglia. L’impresa che funziona bene è, quasi automaticamente, un’impresa più sostenibile, più trasparente e più resiliente.
Per molte PMI, però, il passaggio dalla consapevolezza all’azione è difficile senza un supporto esterno qualificato. In questo senso, il Temporary Manager rappresenta la scelta più razionale: offre competenze, metodo e velocità, costruendo in pochi mesi quello che l’azienda, da sola, impiegherebbe anni a realizzare.
È una risposta concreta a un bisogno reale: diventare imprese strutturate, credibili e capaci di affrontare il futuro con maggiore sicurezza, stabilità e visione.
Alessandro Malerba (Founding partner, Eftilia S.r.l. Benefit)
Gianandrea Toffoloni (VP Associazione Eurodefi e Founding partner, Eftilia S.r.l. Benefit
[1] la riforma della crisi d’impresa (D.lgs. 14/2019) attraverso la riscrittura dell’art. 2086, comma 2, del Codice Civile, ha trasformato radicalmente l’approccio alla gestione aziendale, spostando l'attenzione dalla mera amministrazione dell'esistente alla capacità di prevenzione e reazione tempestiva rispetto ai segnali di crisi.
L'imprenditore è il capo dell'impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori.
Art. 2086 Cod. Civ : “L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.


