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     n. 15 anno 2021

Il burnout nei dirigenti scolastici

di Rossana Gabrieli e Rita Guadagni

Keywords: burnout, dirigenti scolastici, sintomi somatici

Scopo del lavoro: L'obiettivo dello studio è quello di valutare la frequenza con cui il disagio
psicologico definito come burnout si distribuisce tra i dirigenti scolastici

Materiali e metodi: È stata effettuata una ricerca quantitativa su un campione rappresentativo di
dirigenti scolastici, principalmente associati a Disconf, sindacato di DS. Lo strumento metodologico utilizzato è il questionario, costituito da una parte demografica, dal Maslach Burnout Inventory - General Survey (MBI-GS) e dal PHQ-15. Il questionario è stato digitalizzato ed è stato distribuito a tutti i dirigenti attraverso la mailing list dell'Associazione. Gli operatori hanno risposto in forma anonima. I dati ottenuti sono stati raccolti e analizzati attraverso un database informatico.

Risultati: I dirigenti scolastici che hanno risposto al questionario sono stati 728. Analizzando le
Risposte risulta che ben il 52% degli intervistati ottiene un punteggio di rischio alto per
l'esaurimento emotivo. Anche la depersonalizzazione mostra un alto rischio nel 23% degli
intervistati. L'analisi della terza sottoscala evidenzia un alto livello di realizzazione personale per il 77% dei soggetti intervistati.

INTRODUZIONE: INQUADRAMENTO PROFESSIONALE E NORMATIVO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
Il profilo professionale del dirigente scolastico è ben delineato, nella sua complessità, dall'art. 25 del D.lgs 165/2001 "1. Nell'ambito dell'amministrazione scolastica periferica è istituita la qualifica dirigenziale per i capi di istituto preposti alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali è stata attribuita personalità giuridica ed autonoma a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni ed integrazioni. I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di dimensioni regionale e rispondono, agli effetti dell'articolo 21, in ordine ai risultati, che sono valutati tenuto conto della specificità delle funzioni e sulla base delle verifiche effettuate da un nucleo di valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale, presieduto da un dirigente e composto da esperti anche non appartenenti all'amministrazione stessa."

2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico, organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali. 3. Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica, per l'esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte degli alunni. "

La vastità dei compiti affidati ai dirigenti e le connesse responsabilità è cosa da far tremare i polsi a chi non è del mestiere ma questo non è sufficiente a tutelare la categoria da accuse, diffide, aggressioni verbali e non solo né a fornire il giusto riconoscimento sociale per coloro che rivestono un ruolo tanto delicato. In tema di responsabilità poi, siamo di fronte ad un quadro complesso. . La responsabilità, tecnicamente, è l'esposizione di un soggetto a sanzione come conseguenza di un comportamento antigiuridico. Per il regime delle responsabilità il riferimento è l'articolo 28 della Costituzione che investe il dirigente come dipendente pubblico nell'esercizio delle sue funzioni Secondo l'articolo 28 "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici"

In capo al dirigente incombono:
1. Responsabilità penale, responsabilità da illecito depenalizzato;
2. responsabilità civile, (contrattuale, precontrattuale, extracontrattuale);
3. responsabilità amministrativa (patrimoniale, contabile);
4. responsabilità disciplinare;
5. responsabilità dirigenziale.

Il decreto legislativo 29 del 1993 ha ridisegnato la dirigenza amministrativa attribuendo ai dirigenti la responsabilità del risultato dell'attività svolta dagli uffici cui sono preposti e quindi per la concreta realizzazione dei programmi loro affidati, nonché per i risultati complessivi della gestione tecnica, finanziaria e amministrativa.

La responsabilità dirigenziale si configura attualmente in ambito scolastico, come un tratto distintivo dei profili di dirigente scolastico. Essa è da ricondurre, come principio di base, alla responsabilità di risultato e non può essere intesa se non in relazione agli obiettivi che al dirigente sono assegnati e che sono esplicitati nel contratto di lavoro collettivo o individuale.

Con D.M. 21 giugno 1996 n. 292 sono stati identificati come "datori di lavoro", ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 626/ 94 e successive integrazioni e modifiche, i Dirigenti Scolastici. Ai fini dell'individuazione del dirigente scolastico quale soggetto responsabile in materia di sicurezza sul lavoro la definizione di datore di lavoro fornita dall'articolo 2 comma 1) lett.b) del D.lgs 81/2008, testo unico sulla sicurezza, trova riscontro anche nel citato art.25 del DLGS 165/2001. L'orientamento della giurisprudenza in materia di sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro riconosce la titolarità delle relative responsabilità sia ai dirigenti degli Enti Locali (amministrazioni competenti) proprietari degli edifici, sia ai dirigenti scolastici datori di lavoro i quali però non hanno autonomi poteri di spesa e non hanno possibilità di intervenire sulle strutture pur dovendone rispondere davanti alla legge. Lo stesso art. 16 del citato Dl 81 che è dedicato alla delega di funzioni datoriali in tema di sicurezza evidenzia come conditio sine qua non per l'ammissibilità della delega l'attribuzione al delegato dell'autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate, tuttavia i tentativi di modificare il Dlgs 81/2008 in parlamento sono naufragati e la situazione resta immutata.

La pandemia ha non solo molto aumentato il carico di lavoro dei dirigenti ma anche, in quanto datori di lavoro, le responsabilità. Il sistema dei tracciamenti a un certo punto è praticamente imploso per l'alto numero di contagi per cui gli organi competenti a emanare provvedimenti di quarantena, le ASL, non riuscivano a emettere e notificare in tempo tali provvedimenti scaricando sul dirigente, a cui la legge non riconosce compiti in materia di sanità, l'emanazione di provvedimenti di quarantena che se emessi sarebbero risultati illegittimi. A peggiorare la situazione si è aggiunta la circolare INAIL n. 22 del 20 maggio 2020 che in premessa ricorda che "l'art. 42, comma 2, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, ha chiarito che l'infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall'Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia." Tale circolare è stata strumentalizzata diffondendo la falsa notizia che vi fosse una stretta e automatica correlazione fra il riconoscimento dell'infortunio sul lavoro e la responsabilità civile e penale del dirigente creando confusione e grande preoccupazione fra i dirigenti, tanto che il Ministero dell'Istruzione ha ravvisato la necessità di emanare la nota prot.n.1466 del 20 agosto 2020 avente per oggetto: Responsabilità dei DS in materia di prevenzione e sicurezza - Covid-19. Trattasi di una nota esplicativa in merito alla responsabilità dei Dirigenti scolastici in materia di prevenzione e sicurezza con riferimento all'emergenza in corso che recita: "Pertanto, la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all'articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n. 33 ".

Il sistema istruzione ha retto, anche in pandemia, gravando l'intero peso sulle spalle dei dirigenti. Vogliamo appena accennare al fatto che, pur essendo dirigenti di seconda fascia come i dirigenti di altre amministrazioni, percepiscono uno stipendio almeno di due volte inferiore pur avendo il triplo delle responsabilità. I contratti della dirigenza, unico caso in Italia e in Europa vengono regolarmente firmati almeno tre anni dopo la scadenza.

A peggiorare la situazione ci si mette a volte anche l'amministrazione, spesso assente, ma pronta a sanzionare i dirigenti al minimo segno di lamentela dell'utenza, perfino a seguito di lettere anonime; basta un solo soggetto scontento magari perché non ha ottenuto quello che voleva a scatenare la caccia alle streghe e gettare in pasto alla stampa scandalistica il malcapitato di turno. Sempre il Il D.Lgs 81/2008, in materia di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e le successive disposizioni integrative e correttive introdotte con il D.Lgs. 106/2009, obbligano il Datore di lavoro ad effettuare la valutazione dello stress correlato al lavoro secondo quanto previsto dall'Accordo Quadro Europeo, siglato a Bruxelles l'8 ottobre 2004 ma il ministero dell'Istruzione attraverso gli Uffici Scolastici Regionali non si è mai interessato ad effettuare un'indagine di tal fatta rispetto alla dirigenza scolastica.

E' a partire dalle situazione così come inquadrata normativamente e lavorativamente che ci si è posto l'obiettivo di indagare la possibilità che i Dirigenti Scolastici presentino o meno sindrome da burn out. Per il tramite del DIRIGENTISCUOLA Di.S.Conf. É partito, nel mese di gennaio uno studio scientifico, dal titolo " Dirigenti scolastici: una professione a rischio?".

LA RICERCA: TEMPI, METODI E STRUMENTI
ll burnout è generalmente definito come una sindrome caratterizzata da un insieme da manifestazioni psicologiche e comportamentali che possono essere raggruppate in tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. Queste manifestazioni possono verificarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate.

Il burnout è usato soprattutto per descrivere una degenerazione particolare dello stato emotivo delle professioni di aiuto sociale ("helping profession"), in altre parole quei professionisti, soprattutto sanitari, per i quali il rapporto con l'utente/paziente ha un'importanza centrale in termini di significato e di lavoro in sé.

Nel 1975 Christina Maslach iniziò a parlare di "Burnout syndrome" descrivendola come una sindrome multifattoriale, caratterizzata da un rapido decadimento delle risorse psicofisiche e da un peggioramento delle prestazioni professionali associati a un aumento dell'apatia e dell'indifferenza.
Per definire un processo complesso come il burnout si è definito un sistema multifattoriale costituito da tre dimensioni.
1. L'esaurimento emotivo: sensazione di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro per effetto di un inaridimento emotivo del rapporto con gli altri.
2. La depersonalizzazione: atteggiamento di allontanamento e di rifiuto nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale.
3. La ridotta realizzazione personale: la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, la caduta dell'autostima e il sentimento di insuccesso nel proprio lavoro.
Come fattori di frustrazione aggiuntivi intervengono lo scarso apprezzamento, sia da parte dei superiori sia da parte del personale con cui si lavora
Il soggetto frustrato può assumere atteggiamenti aggressivi (verso se stesso o verso gli altri), con passaggio dall'empatia all'apatia.
In genere si ritiene che il burnout sia prima di tutto un problema dell'individuo: le persone manifesterebbero tale disturbo a causa di caratteristiche del loro carattere, del loro comportamento o nella loro capacità lavorativa.
In realtà, vari studi hanno dimostrato che il burnout non è solamente un problema dell'individuo, ma anche del contesto sociale nel quale lavora. Quando l'ambiente lavorativo non riconosce l'aspetto umano del lavoro, il rischio di burnout aumenta. In altre parole, alla base dello stress lavorativo e del burnout, ci può essere un sovraccarico di lavoro, un'ambiguità di ruolo, uno scarso riconoscimento delle prestazioni e delle competenze, una mancanza di coesione e sostegno all'interno del gruppo di lavoro e attese dell'operatore non rispettate perché troppo lontane dalla realtà.

Gli effetti del burnout sono diversi. Il danno prodotto da questa sindrome va oltre il singolo operatore, ma danneggia anche le persone che lavorano a contatto con lui e danneggia sicuramente i familiari che devono lottare con tensioni emozionali che la persona in burnout non riesce a superare.
Lo scopo del presente studio è quello di valutare la frequenza con cui il disagio psicologico definito come burnout si distribuisce tra i dirigenti scolastici.

MATERIALI E METODI
È stata effettuata una ricerca quantitativa su un campione rappresentativo di dirigenti scolastici, selezionato tanto tra i soci del sindacato DIRIGENTISCUOLA Di.S.Conf. che tra i non aderenti.
Lo strumento metodologico utilizzato in questa tipologia d'indagine, uniforme per tutti i soggetti, è il questionario di autovalutazione, costituito da una parte demografica, dove viene richiesta l'età, il sesso e da quanto tempo svolge la professione, in quale Regione, se viva o meno con la propria famiglia, quale tipologia di istituzione scolastica diriga, dal PHQ 15 per la rilevazione di sintomi somatici e, per l'appunto, dal Maslach burnout Inventory - General Survey (MBI-GS).
Il Maslach Burnout Inventory - General Survey (MBI-GS) è un questionario messo a punto per valutare qualitativamente e quantitativamente lo stato di burnout. È costituito da 22 item suddivisi in tre sottoscale che valutano i tre diversi aspetti della sindrome:
esaurimento emotivo (EE) 9 item, depersonalizzazione (DP) 5 item e realizzazione professionale (RP) 8 item. La sottoscala EE esamina come un soggetto abbia la sensazionedi essere inaridito emotivamente e sia esaurito dal proprio lavoro. La sottoscala DP, valuta il comportamento del soggetto intervistato nei confronti del personale sia interno (docenti, amministrativi, studenti) che esterno (famiglie ed istituzioni del territorio). La sottoscala RP misura la sensazione di competenza del soggetto e il desiderio di successo nel lavorare in gruppo. La frequenza con cui l'intervistato prova sensazioni relative alle tre sottoscale, è stata valutata utilizzando una modalità di risposta a sette punti.
0 = la situazione non si è mai verificata.
1 = la situazione si è verificata qualche volta l'anno.
2 = la situazione si è verificata una volta al mese o meno.
3 = la situazione si è verificata qualche volta al mese.
4 = la situazione si è verificata una volta la settimana.
5 = la situazione si è verificata qualche volta la settimana.
6 = la situazione si è verificata ogni giorno.

È molto importante capire che il burnout non è una variabile dicotomica che è presente oppure assente, infatti, il questionario offre una valutazione quantitativa identificando tre gradi di gravità: basso, medio e alto. Un alto grado di burnout si avrà se i punteggi nelle sottoscale EE e DP sono alti e sono bassi i punteggi di RP. Un medio grado di burnout si otterrà se i valori ottenuti nelle sottoscale sono medi. Si avrà, invece, un basso indice di burnout se i valori delle sottoscale EE e DP sono bassi, mentre i punteggi di RP sono alti.
Ogni questionario compilato viene analizzato utilizzando un'apposita griglia che permette di definire i punteggi per ciascuna sottoscala. Ogni punteggio viene successivamente classificato come basso, medio o alto usando i valori di riferimento indicati nella Tabella 1.

Tabella 1

RISULTATI
I dirigenti scolastici che hanno risposto in maniera anonima al questionario sono stati 728, di cui il 79% donne ed il 21% uomini, come riportato nella Tabella 2.


Tabella 2: distribuzione per sesso

La fascia d'età maggiormente rappresentativa è quella che vive in Lombardia (122), seguita da Campania (109), Veneto (77) e Piemonte (1)(Tab.3). La percentuale più alta di partecipanti è costituita da coloro che sono entrati in servizio nell'anno scolastico 2020/21. (Fig. 4)


Tabella 3: Distribuzione per regioni.

Fig. 4: Divisione del campione per anni di lavoro svolto come dirigente scolastico.

Analizzando i 9 item del MBI-GS che caratterizzano l'esaurimento emotivo (EE) possiamo notare che ben il 52% degli intervistati ottiene un punteggio di rischio alto, mentre il 23% ha un rischio medio e il 25% ha un rischio basso (Fig. 5).

Fig. 5: Rischio di esaurimento emotivo

Anche la seconda area fattoriale della sindrome, la depersonalizzazione (DP), mostra un alto rischio per il 23% degli intervistati, mentre il 29% e il 47% ottengono un rischio medio e basso (Fig. 6).

Fig. 6: Rischio di depersonalizzazione

L'analisi della terza e ultima sottoscala, la realizzazione personale (RP), è in tendenza opposta rispetto alle altre due, evidenziando una elevata realizzazione personale nel 77% dei soggetti intervistati, (Fig. 7).

Fig. 7: Realizzazione personale.

Affiancando ai dati emersi dal Maslach Burnout Inventory quelli emersi dal PHQ 15, emerge con estrema chiarezza che il campione mostra un'altissima percentuale di coloro che presentano sintomi relativi alla stanchezza (molto/un po': 674), seguiti da coloro che presentano disturbi del sonno (molto/un po': 642), da mal di schiena (molto/un po': 581), da mal di testa (molto/un po': 549) e da disturbi digestivi (molto/un po': 512) (Fig. 8)

Fig. 8:Sintomi somatici

DISCUSSIONE
Il campione intervistato è in prevalenza femminile e con responsabilità di Istituti Comprensivi, con meno di due anni di servizio. Per quanto riguarda il burnout, possiamo notare una forte incidenza dell'esaurimento emotivo alto e della depersonalizzazione media, comunque accompagnata da una consistente realizzazione personale.
Nonostante questo sia un dato confortante, sicuramente da correlarsi all'altissimo livello di motivazione che ha sorretto i dirigenti scolastici nel superare un concorso pubblico di fortissima complessità, non si può non rilevare il livello di gravità delle due sottodimensioni di esaurimento emotivo e depersonalizzazione.

CONCLUSIONI
Dalle risposte ottenute dal questionario somministrato agli operatori, emerge che la categoria dei dirigenti scolastici presenta un quadro altissimo di rischio burnout.
Oggi il burnout rappresenta un rischio elevato per ogni contesto lavorativo: i costi
economici, la produttività ridotta, i problemi di salute e il generale declino della qualità della vita personale o lavorativa, sono un prezzo troppo alto da pagare.
Sarebbe dunque preferibilel'adozione di un approccio preventivo per affrontare tale
problematica.
In letteratura figurano molte strategie per la prevenzione del burnout che si
focalizzano sia sull'individuo sia sul luogo di lavoro.
Il modo migliore per prevenire il burnout è sicuramente quello di puntare sulla promozione di una politica di maggiore tutela nei confronti dei dirigenti scolastici ed un maggiore riconoscimento socio-economico.

Rossana Gabrieli è Dirigente Scolastico, psicologa, psicodiagnosta e criminologa

Rita Guadagni è Dirigente Scolastico, formatrice, esperta di problematiche lavorative del settore scuola

I grafici sono stati realizzati dal dr. Nicola Fasciano

 

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