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     n. 12 anno 2020

Contro Canto n. 119 (stimoli da 731 a 739)

di Massimo Ferrario

# DUBBIO, facciamolo lavorare per noi (731)
E il vostro dubbio può divenire una buona qualità, se lo ‘educate'. Esso deve diventare conoscenza, deve farsi critica. Domandategli, ogni volta che vuole guastarvi qualche cosa, ‘perché' la tal cosa sia brutta, esigete dimostrazioni da lui, esaminatelo, e lo troverete forse inerme e confuso, anche forse arrogante. Ma non cedete, sollecitate prove e agite così, attenti e conseguenti, ogni singola volta, e verrà giorno in cui da distruttore diverrà uno dei vostri migliori lavoratori - forse il più accorto di tutti quelli che edificano la vostra vita.
(RAINER MARIA RILKE, 1875-1926, poeta austro-tedesco di origine boema, , Lettera a un giovane poeta, 1929, Adelphi, Milano, 1980).

# EFFICIENZA, se l'autostima dipende dalla prestazioni (732)
In una società dove il valore personale è rappresentato dall'efficienza, l'autostima si misura sulle prestazioni erogate: ma se non c'è un metro di riferimento la richiesta diventa assoluta, illimitata, travolgente. Mentre sino a pochi anni fa la contraddizione fondamentale era tra essere e avere, adesso è piuttosto tra essere e fare. Un fare che, avulso dal fine e ignaro dei mezzi, diviene uno scopo per se stesso. In questo caso gli psicofarmaci risultano al tempo stesso necessari e micidiali. Sul momento consentono infatti di oltrepassare i limiti delle proprie risorse, di battere via via tutti i record personali. A lungo andare però, mettendo a tacere i sintomi, imbavagliando l'angoscia, impediscono di riflettere sul senso della vita e di programmare il proprio destino.
(SILVIA VEGETTI FINZI, psicologa e psicoterapeuta, rubrica ‘psiche lei', ‘Io donna', 15 maggio 2004).

# BENE & MALE, un rapporto inestricabile (733)
Noi crediamo ingenuamente che il progresso del Bene, la sua crescita in potenza in tutti gli ambienti (scienze, tecniche, democrazia, diritti dell'uomo), corrisponda a una disfatta del Male. Nessuno sembra aver capito che il Bene e il Male crescono in potenza contemporaneamente, e secondo lo stesso movimento. Il trionfo dell'uno non comporta l'annientamento dell'altro, anzi. Si considera il Male, metafisicamente, come una sbavatura accidentale, ma questo assioma, da cui derivano tutte le forme manichee di lotta del Bene contro il Male, è illusorio. Il Bene non riduce il Male, e non è vero neppure il contrario: Bene e Male sono irriducibili l'uno all'altro e il loro rapporto è inestricabile.
(Jean BAUDRILLARD, 1929-2007, filosofo e sociologo francese, Lo spirito del terrorismo, Cortina, 2002).

# GOAL, anche nella vita fallo bene (734)
Se ti capiterà di battere un calcio di rigore, in una partita di calcio o nella vita non importa, ma se dovrai tirarlo tu ‘sto minchia di rigore: io ti faccio una preghiera. Qualsiasi dolore, qualsiasi paura, qualsiasi calcolo, mettilo da parte e: tira sempre all'incrocio dei pali. E' bello il golle all'incrocio dei pali. Certo: è più facile sbagliare, ma chi se ne fotte, Davidù: se devi fare un golle, fallo bene, eccheminchia.
(Davide ENIA, autore e attore teatrale, Rembò, Fandango, 2006)

# PAURA, ascoltare l'Angelo ed essere quel che si è (735)
Viviamo in una civiltà dominata dal terrore. È la molla che fa funzionare la società: terrore degli attentati, nei rapporti personali, guerra dei sessi tra uomini e donne. Siamo come bambini eternamente spaventati. Il terrore trasforma in uomini che sanno solo consumare. Oppure in animali che vivono con la paura costante di essere mangiati. Pensa invece alla scena dell'Annunciazione nel Vangelo. Arriva l'Angelo - che è una forza atomica, non quell'immagine idiota con la parrucca bionda che ha dipinto il Beato Angelico - e cosa dice alla Vergine Maria? Donna, non avere paura. Non è una semplice esortazione, ma un atto: in quel momento, lui prende proprio la paura e gliela strappa di dosso. Ecco, dobbiamo perdere la paura. Imparare che una persona è realizzata quando è quello che è, non quello che gli altri vogliono che sia.
(Alejandro JODOROWSKY, cileno di origini russe naturalizzato francese, artista, saggista, intervistato da Luca Baldazzi, ‘l'Unità', 5 aprile 2007).

# PERDITA, ripartire dallo spago (736)

Ricordo di aver letto, qualche anno fa, il verso brevissimo di un poeta greco, anonimo, che mi aveva molto colpito per la sua semplicità e nello stesso tempo per la grande complessità, e che ci ricorda appunto che, anche quando pensiamo di aver perso ciò che è molto importante, ci può ancora restare qualcosa di utile per ri-creare, forse, il nuovo. (...). Il testo era questo: «Ti si è rotto l'aquilone? ti è rimasto in mano lo spago? Tienilo!».
(Donata FABBRI, psicologa, Per un contesto formativo capace di generare pensiero libero, in Marco Rotondi, a cura, Formazione di valore. Come sviluppare valori per la società della conoscenza, FrancoAngeli, Milano, 2006).

# CONFORMISMI, servono a mortificare l'uomo (737)
Credo che tutti i conformismi, religiosi, politici, scientifici, culturali, servano a nascondere un'ambiguità: si fanno affermazioni categoriche che non corrispondono a ciò che davvero si pensa. Le religioni, in particolare, non hanno mai salvato il mondo. E qualsiasi disciplina, in qualsiasi campo, che stabilisca regole a cui non ci si può sottrarre fa in modo che queste regole finiscano per mortificare gli uomini.
(Ermanno OLMI, 1931-2018, autore e regista cinematografico, intervistato da Federica Lamberti Zanardi, ‘Il Venerdì di Repubblica', 30 marzo 2007).

# PAROLE, diamo ladro al ladro (738)
‘Dare nomi appropriati', oppure non darli: questo è il dilemma. Un ladro è un ladro, sia che rubi nei supermercati per sfamare la sua povera famiglia, sia (a maggior ragione) che rubi ai cittadini sotto forma di tangenti, come Craxi e compagnia bella; o ai risparmiatori con bond fasulli, come Tanzi e i banchieri suoi complici; o agli azionisti, come i truccatori di bilanci; o ai contribuenti, come gli evasori fiscali; o direttamente ai correntisti suoi clienti, come il patron della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani, pupillo dell'ex governatore Fazio. Ma per chiamare ladro quello del supermercato non occorre alcun coraggio; per chiamare ladri, anzi ladroni (viste le dimensioni della refurtiva), i Craxi, i Tanzi, i Fiorani, i falsabilanci e gli evasori fiscali, di coraggio ce ne vuole molto di più. Tant'è che, per queste categorie, il termine ‘ladro' - molto in voga negli anni belli del 1992-93 - è caduto rapidamente in disuso. Poi, certo, la cronaca ci porta in casa ogni giorno episodi sempre più gravi di latrocinii, grassazioni e soperchierie dei potenti ai danni dei cittadini. Ma li esorcizziamo chiamandoli in altro modo, di solito soavissimo. Nel nostro Codice penale, il crac cagionato da imprenditori senza scrupoli che fuggono con la cassa della società, lasciando sul lastrico gli azionisti e i lavoratori, si chiama ‘bancarotta per distrazione'. Dove ‘distrarre' significa rubare, ma evoca sbadataggine, smemoratezza, amnesia. Lo diceva già Trilussa: «La serva è ladra, la padrona è cleptomane».
(Marco TRAVAGLIO, giornalista e saggista politico, La scomparsa dei fatti, Il Saggiatore, Milano, 2007).

# RISORSE, ma allora...? (739)
Per mascherare un po' la mercificazione i lavoratori oggi vengono ipocritamente chiamati ‘risorse'. Ma se sono tali come mai ce ne si libera così volentieri?
(Massimo FINI, giornalista e scrittore, Il ribelle, Marsilio, Venezia, 2006).

Massimo Ferrario, consulente di formazione e di sviluppo organizzativo, responsabile di Dia-Logos 

 

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