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     n. 9 anno 2020

Temporary e Fractional Management nelle PMI – Come facilitare la relazione tra founder, imprenditori e manager: teoria e pratica

di Elga Corricelli e Laura Torretta

La corretta gestione di un progetto di temporary/fractional management in un contesto imprenditoriale e familiare richiede l'allineamento tra tre soggetti diversi: proprietà/azionisti/famiglia, temporary manager, risorse interne che dovranno farsi portatrici del "nuovo che avanza", in un processo di trasformazione positiva capace di trovare il giusto punto di equilibrio tra risultati a breve termine e cambiamenti di natura strutturale. Le Autrici mettono a fuoco il tema della chimica positiva quale strumento per essere leader positivi di se stessi e poter agire con coerenza nelle organizzazioni in cui si vive e si opera.

Alla ricerca di casi e testimonianze - CALL FOR PAPER
Su un tema nuovo come il fractional management stiamo cercando, come testata, di censire esperienze e testimonianze.
Invitiamo quindi chi svolgesse questa attività e volesse fornire una sua testimonianza, che possa magari essere prodromica all'elaborazione di un vero e proprio caso, ad inviare alla Redazione (hronline@aidp.it) una mail in cui siano indicati i dettagli più rilevanti dell'intervento (dimensione azienda, funzione/ruolo ricoperto, durata dell'incarico). La Redazione contatterà in seguito chi ha inviato la propria testimonianza. Sulla base della significatività quantitativa e soprattutto qualitativa delle risposte, verrà valutato quale seguito dare all'iniziativa, sempre nell'ottica di aumentare la conoscenza del fenomeno tra imprenditori e manager. Ringraziamo sin d'ora chi vorrà fornire il proprio contributo.

Obiettivo di questo articolo è quello di analizzare alcune esperienze di trasformazione positiva di relazioni all'interno di diversi sistemi organizzativi, Start up e PMI, all'interno di diverse relazioni, founder team imprenditori manager.

Partiamo dal cammino di trasformazione positiva che possono fare le startup nel loro sviluppo.

A nostro parere una startup è un mix di innovazione, entusiasmo, metodo, energia e creatività. Ingredienti speciali che possono dare vita anche in tempi brevi ad una realtà solida e competitiva. Persone che iniziano un'avventura identificando i bisogni di un mercato, a volte addirittura anticipandoli; individui che scelgono di formare un sistema, un'organizzazione e di alimentare una società dedicando ad essa tutte le loro risorse. Per crescere devono essere uniti, solidi e stipulare alleanze e collaborazioni esterne altrettanto valide. Sembra semplice ma non sempre è così facile.
Il primo punto sul quale costruire è proprio il sistema interno, il team di lavoro. Spesso le persone si stupiscono ma è corretto sapere che uno dei primi fattori di fallimento di una startup è proprio la fragilità del team. Sembra impossibile che professionisti qualificati e focalizzati facciano fatica a lavorare insieme e far crescere il sistema di modo organico e solido, eppure lavorare insieme, rispettando i tempi, le caratteristiche, enfatizzando i punti di forzae riconoscendo le fragilità altrui non è semplice.
Imparare a relazionarsi in modo empatico e costruttivo, co-creare una relazione inclusiva e coesa è una grandissima sfida. I founders comprendono l'importanza di allinearsi tra di loro, di stabilire un patto di funzionamento per crescere con efficacia e presentarsi agli stakeholder come un sistema unico e resiliente ma spesso non hanno ancora sviluppato gli strumenti per poterlo fare. Un coach, un partner di trasformazione positiva, ha il grande privilegio e gli strumenti per poterli accompagnarli in questo viaggio. Lo definiamo così perché si tratta proprio di un viaggio di trasformazione. Inevitabilmente per riuscire a stabilire relazioni sostenibili con le altre persone è importante essere centrati come esseri, quindi il primo passo di questo percorso parte da sé.
Una persona positiva può creare chimica positiva per sé e per gli altri, comunicare in maniera empatica e non violenta, conoscere i propri bisogni e accogliere i bisogni degli altri, trovare il senso in ciò che fa e come lo fa, creare sistemi e relazioni ricche perché inclusive. Alimentare ogni giorno il sistema startup con la giusta energia permette di evitare fatica inutile, di promuovere la Fiducia in tutto il sistema, di delegare con consapevolezza, di valorizzare i talenti dei singoli per la crescita del sistema, di riconoscere e risolvere i conflitti, di comprendere quali incredibili ricchezze umane ci sono nella startup e quali bisognerebbe integrare per essere ancora più coerenti, efficienti e competitivi. Questo modo di lavorare garantisce di non sprecare tempo ed energie con i giudizi e di malintesi, di non vedere le differenze secondo bias dei singoli ma di integrare i diversi modo di pensare e creare per essere davvero completi, competitivi e veramente innovativi.
Spesso ci viene chiesto quali competenze servono per "cucinare questa ricetta". Le persone si aspettano come risposta un elenco di competenze hard apprese nei migliori Istituti o nelle esperienze professionali pregresse. In realtà questi elementi sono competenze soft e ognuno di noi li possiede e li sviluppa nella propria crescita come individuo. Sapere che si possono allenare e sviluppare,grazie al giusto stimolo, in ogni momento della propria vita ci ha un grandissimo potere di essere davvero il meglio di noi stessi anche nelle relazioni professionali. Qui parliamo di relazioni sostenibili e di sistema valido per le startup ma questo modo di relazionarsi e di co-operare è alla base di ogni relazione personale e professionale.
Lo sviluppa il leader per alimentare la leadership generativa e trasversale all'interno della propria azienda, lo incrementa l'imprenditore per integrare i nuovi manager e affrontare le sfide dell'innovazione e competitività, lo allena il professionista per costruire il miglior sistema da abitare. Rispetto ad altre realtà la startup ha il vantaggio di essere metaforicamente come un neonato di dover imparare a camminare e a parlare, di avere un potenziale enorme tutto ancora da sviluppare. Svilupparlo verso la positività, nel rispetto del senso dell'azienda che si sta costruendo,è un modo per ottimizzare le risorse e far crescere società e individui in modo sostenibile e appagante. Se ogni giorno vogliamo percorrere un tratto di cammino vale la pena di farlo nella giusta direzione non credete?

Il racconto di due diverse esperienze, che rappresentano narrazioni ricorrenti pur nella loro unicità, può aiutare a far meglio comprendere alcuni dei concetti esposti.

Partiamo da Guido Santini, dirigente dell'area commerciale di una multinazionale del settore della chimica, una esperienza di successo datata oltre 26 anni, una ristrutturazione che non si sceglie ma si subisce senza comprenderne veramente il senso. Uno spreco di talento per il mondo del lavoro, improvvisamente non sai più chi sei e cosa vali, dove puoi rigenerare il tuo destino professionale.

Domande -Un percorso di counseling sistemico relazionale? Quali consapevolezze hai sviluppato? Come ha migliorato la qualità della tua vita e le relazioni?
Risposte

Primo passo: ho chiuso veramente con il passato, senza rimpianti e rimorsi, senza sensi di colpa e rabbia per andare verso una nuova progettualità, capitalizzando l'esperienza maturata, sviluppando strette collaborazioni con gli altri e conoscendo meglio me stesso.
Secondo passo: sono riuscito a far emergere tutte le storie di successo e i risultati ottenuti per poter radicare chi sono stato e riprogettare chi volevo essere dopo i 50 anni. Ho visto e soppesato tutte le diverse possibilità che la metamorfosi del mercato del lavoro offriva. Riscoprendo bisogni, valori e benessere, ho rielaborato anni di stress e pressione accumulato nella grande azienda. Ho rigenerato creatività e innovazione per me e per essere regista e protagonista della nuova trama narrativa.
Terzo passo: mi sono aperto alla scoperta di nuove forme flessibili di lavoro che, dopo anni da lavoratore dipendente, non mi attraevano particolarmente. Sono sceso in campo, mi sono messo di nuovo in gioco, sperimentandomi come fractional manager. Indubbiamente faticoso creare le opportunità favorevoli e le condizioni di collaborazione, facendo i conti con la necessaria flessibilità e disponibilità ad adattare le proprie certezze, ma passo dopo passo, si trova il modo, apprezzando la nuova sfida professionale. Un nuovo percorso che si costruisce giorno per giorno, senza troppe certezze, quelle che forse pensavo ci fossero prima e che forse cercavo! Una delle sfide superate è stata quella di offrire la mia competenza anche all'azienda di famiglia. Un nuovo percorso professionale certamente positivamente supportato dal percorso di counseling. Mi sono mosso con molta umiltà e dando priorità all'ascolto e alle esperienze vissute da tante mie conoscenze, per meglio affinare il mio nuovo posizionamento, continuando ad investire su momenti di apprendimento, networking e confronto. È importante conquistare la fiducia professionale, comprendendo che ogni contesto è diverso nella sua unicità, sono certo che nella PMI ci sia un terreno fertile per far fiorire talenti e coltivare uno sviluppo sostenibile.

Vediamo ora il caso di Settimo Piano, agenzia storica nata più di 20 anni fa nel campo del field e activation marketing dalla lungimiranza imprenditoriale di due fondatori, Davide e Andrea. Oggi fattura circa 7 mio di euro, un team interno di circa 25 persone e un sales field esterno di 300 persone. Due soci da sempre aperti all'innovazione, portatori di valori human centric verso i collaboratori e i clienti, leader positivi e coerenti. Una sensibilità crescente a tutti i processi di people management al servizio del business management. In quali forme? Consulenza e fractional management esterno per abilitare lo sviluppo di nuove competenze sui soci e sui manager di line.

Domanda - Quale specifica esperienza avete fatto attraverso il counseling organizzativo sistemico relazionale?
Risposta 
La prima consapevolezza sviluppata è stata quella di comprendere che quello che crediamo essere vero non lo è sempre, che quello che diamo per scontato non sempre lo è, che non tutte le persone sono uguali e hanno bisogno delle stesse cose, che se le persone non chiedono aiuto non è perché non serva, che è importante la forma oltre la sostanza anche nelle piccole realtà, che serve ascoltarsi e riscoprire l'unicità degli intenti.
D. Innesti manageriali?
In questo caso abbiamo condiviso contenuti e prospettive di una funzione strategica nel nostro organigramma, abbiamo ritrovato la nostra posizione di governance, abbiamo chiarito il patto funzionale e relazionale con il ChiefOperationOfficer, terza gamba della nostra struttura, siamo andati oltre rigenerando senso, motivazione e prospettive di sviluppo. Siamo solo all'inizio ma ha portato nuova energia e benessere connesse a maggiore chiarezza ed efficacia.

Elga Corricelli e Laura Torretta, ELEhub- Consulenti Trasformazione Positiva  

 

 

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