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     n. 14 anno 2019

Temporary Management per lo sviluppo dei paesi africani

di Alberto Guglielmone


Nota introduttiva di Maurizio Quarta
Nel corso del convegno https://www.istud.it/events/al-di-la-del-mare-per-la-cooperazione-gulfmedafrica-i-luoghi-della-crescita-strategie-di-sviluppo/ organizzato da Fondazione ISTUD in collaborazione con la Rappresentanza Regionale della Commissione europea a Milano, era stato approfondito il tema del travaso di competenze manageriali nei paesi africani, alla luce anche dell'entrata in vigore del CFTA (Continental Free Trade Agreement) che sta facendo dell'Africa il più grande mercato comune del WTO.
Nel contesto africano in particolare, una delle caratteristiche principali del temporary management, la capacità di trasferire competenze in un dato contesto aziendale, può essere vincente su due diversi livelli.
Grandi aziende: esistono oggi oltre 400 società con un giro d'affari superiore al miliardo di dollari, che hanno spesso molta difficoltà ad operare con aziende "occidentali", che tendono a leggerne soprattutto grande complessità e corruzione. Inserire dei temporary manager in alcune funzioni chiave (es. finance, HR, international business) aiuta ad introdurre nuovi sistemi e modelli di gestione che potrebbero facilitare i rapporti con le aziende "occidentali" (es. per creare JV locali). Allo stesso modo, il temporary management può aiutare lo sviluppo e la crescita della piccola e media imprenditoria locale, innestando competenze manageriali di alto livello e a costi accessibili, così come già succede in Italia ed Europe per le PMI/SME.

Le opportunità emerse:

  • Utilizzare temporary manager europei (ma anche extraeuropei) per supportare aziende africane, sia grandi che PMI, nel loro paese di origine
  • Utilizzare temporary manager europei (o anche extraeuropei), anche su base fractional , per aziende africane che, nei diversi paesi europei (e/o extraeuropei), vogliano avviare/gestire attività e business
  • Utilizzare temporary manager a supporto di aziende europee che vogliano insediarsi in Africa.

L'articolo di Alberto Guglielmone approfondisce le opportunità per le imprese italiane e le skill manageriali necessarie per operare in quei paesi.

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L'area africana di libero scambio continentale (AfCFTA) - che ha il potenziale per creare un mercato africano unico di oltre 1,2 miliardi di consumatori con un PIL totale di oltre 2,5 trilioni di dollari - è entrata ufficialmente in vigore giovedì 30 maggio 2019 quando i primi 22 paesi africani (dei 44 stati dell'Unione Africana che il 21/3/2018 a Kigali ne avevano decretato la nascita) hanno ratificato la sua adozione. Tra i paesi rimasti fuori, il mercato più interessante per dimensioni è la Nigeria, che superando le logiche protezionistiche alla base dell'iniziale diniego, sta anch'essa ora avviando il processo politico per la ratifica. 

Mentre l'accordo commerciale è già entrato in vigore, resta ancora da lavorare sull'operatività dell'accordo e sugli strumenti di supporto che devono essere finalizzati (standard commerciali, doganali etcetc) .
E' un primo passo e al tempo stesso un punto di non ritorno verso l'emancipazione del continente africano. Certamente con un percorso lungo e articolato e pieno di insidie ma io credo chiaramente delineato. Maggiore interscambio commerciale interno fra gli stati africani (specie di manufatti) significherà maggiore sviluppo e migliore autonomia economica dei singoli stati e del Continente nel suo insieme, migliori condizioni economiche diffuse, una crescita sostenibile in grado di risolvere sia le questioni endogene (politiche, sociali), ma anche quelle esogene con una minore sudditanza economica vs i paesi extra-continentali.

Una popolazione più ricca e sviluppata del resto costituirà anche un mercato potenziale per le aziende multinazionali occidentali e asiatiche che saranno quindi portate ad effettuare maggiori investimenti (così come avvenuto storicamente e ciclicamente in America latina e in Asia ) portandoci quindi ragionevolmente ad aspettarci uno shift del peso complessivo degli investimenti da pubblici/statali a privati.

Quali opportunità per le imprese italiane ?

Da sempre il mondo delle costruzioni/infrastrutture e dei trasporti (con tutto il suo indotto), è tra le aree più richieste in questo angolo di mondo e ovviamente continuerà a crescere. Anche l'industria meccanica, settore in cui l'Italia eccelle, potrebbe vedere un aumento di opportunità grazie anche all'aumento dell'industria di trasformazione locale, sia come supporto ai settori più tradizionali dall'industria mineraria, estrattiva, agroalimentare, sia per un'industria di trasformazione sempre più presente in diversi ambiti di economie in crescita come l'abbigliamento, la chimica/cosmesi, la farmaceutica. Senza dimenticare poi il mondo dei servizi in particolare digitali e mobile/tlc dato l'elevato sviluppo di questi segmenti a rapida crescita che ad esempio han portato un uso del mobile banking molto più elevato rispetto alla tradizionale curva di sviluppo dei servizi bancari

Come in ogni processo di sviluppo l'aumento passa da una prima fase B2B dove l'acquisizione di macchinari e knowhow da parte di aziende africane consente poi di sviluppare anche il segmento B2C, con l'opportunità anche di partnership commerciali o anche più allargate per operare poi estensivamente in un mercato potenziale molto popoloso e via via più ricco.

Per concludere è prevedibile anche uno sviluppo dei servizi di consulenza (alle aziende/governi africani) per affiancare il knowhow e il project management dei vari punti ancora da implementare.

Quale approccio e quali competenze per operare in Africa ?
Innanzitutto l'approccio generale richiesto (dai paesi africani stessi) deve essere improntato alla logica "winwin" come in ogni economia evoluta (non stiamo parlando di aiuti ma di investimenti) sia per la concorrenza affollata di vari players mondiali(cina, usa, europa) sia perché le persone che stanno guidando le istituzioni pubbliche o le aziende private africane sono persone giovani, preparate (hanno studiato in occidente nelle migliori università) e ambiziose. Dato il contesto locale, chiaramente molto polarizzato fra grandi enti statali e piccole realtà produttive. L'Italia, che ha un background industriale così sviluppato nel mondo PMI, potrebbe contare su un vantaggio competitivo apprezzabile specie nel mondo privato, da spendere proprio con quella logica winwin di cui sopra, quindi ben progettato e presentato e scevro da connotazioni o remore politiche stereotipate ma anzi con il supporto fattivo delle istituzioni preposte al commercio estero (come SACE, ICE, Camere di Commercio etcetc).

I singoli manager (e gli imprenditori se presenti in prima battuta) devono avere doti quasi "antropologiche" ovvero persone capaci di capire il contesto e la cultura locale per sapersi muovere sia con persone delle istituzioni e dei grandi operatori internazionali e locali (burocrazia, statalismo etc), e al tempo stesso persone capaci di entrare in empatia con la popolazione locale di supporto nel day to day (lavoro e vita personale; interpreti, autisti, operai, negozianti, etc). Guadagnarsi la fiducia delle persone conoscendo e apprezzando la storia , la cultura, il modus operandi delle popolazioni locali è da sempre il metodo migliore ovunque, in Africa lo è ancor di più dato anche il contesto storico passato riferito al colonialismo .

La buona conoscenza della lingua inglese come sempre è fondamentale (ma anche il francese in alcuni paesi è fortemente consigliato) così come la capacità di sapersi muovere in ambito autonomo dal punto di vista pratico e organizzativo.

Alberto Guglielmone
Marketing Innovation - International Business Development - Business Anthropologist . Autore di un paper sull'accordo CFTA per l'Università di Milano
 

 

 

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