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     n. 18 anno 2019

Dal microprocessore alla consapevolezza: intervista a Federico Faggin

di Luisa Rumor

Federico Faggin è uno dei grandi nomi legati alla rivoluzione informatica realizzatasi con l'avvento del PC: a lui va infatti ascritta la "scoperta" del microprocessore che di quella rivoluzione e di quei PC rappresenta il cuore pulsante. Forse più noto all'estero, specie in USA, che in Italia, come spesso avviene per le nostre grandi menti, Faggin ha da anni avviato un'approfondita ricerca sul tema della consapevolezza, argomento che merita un'adeguata considerazione da parte di tutti i manager, non solo da chi fa temporary management. Faggin è recentemente intervenuto al SingularityU International Summit, tappa milanese di una serie di eventi che vengono organizzati in tutto il mondo per aiutare i leader locali a comprendere come applicare le tecnologie esponenziali per portare una crescita economica e creare un cambiamento positivo nel proprio Paese. A Milano anche presentato il suo ultimo libro. Luisa Rumor ha avuto l'occasione di intervistarlo.

Federico Faggin è un fisico, imprenditore, grande inventore, padre del microprocessore, del touchscreen e del touchpad. Vicentino, si è trasferito nel '68 nella Silicon Valley e ha realizzato la tecnologia che ci ha cambiato la vita. Da trent'anni studia la coscienza. Insieme a sua moglie Elvia ha creato una Fondazione per lo studio della consapevolezza. 

Nella mia ricerca di dare basi scientifiche alla consapevolezza, prima mi sono imbattuta nelle idee di Federico Faggin. Ne sono rimasta folgorata, le ho comprese sul piano concettuale e le ho fatte diventare mie. Ho avuto poi la fortuna di conoscerlo personalmente, siamo diventati amici, mi sono appassionata ancora di più alle sue teorie e ho quindi pensato potesse essere una bella idea contribuire a diffonderle. Ed è così che nascno l'incontro alla Casa della Cultura per la presentazione del suo libro Silicio, edito Mondadori e questa intervista.
Silicio è un libro sulla consapevolezza. La consapevolezza intesa con la doppia accezione di capacità di leggere la propria esperienza di vita, dandole un senso e dall'altra consapevolezza come progetto ambizioso per il futuro. I primi tre capitoli sono autobiografici e lì Faggin racconta le sue prime tre vite.
La prima vita, quella dell'infanzia nella campagna veneta del secondo dopoguerra, era quella della passione per gli aerei. "Quando avevo undici anni anziché studiare sognavo, progettavo compravo materiali montavo e facevo volare gli aerei. Dall'ideazione al testing. Nella mia vita da adulto creare prodotti mi venne naturale perché l'avevo sempre fatto. Feci il tecnico-industriale a Vicenza e poi mi iscrissi a Fisica dove mi laureai con 11° Lode in meno di quattro anni".
La seconda vita, in California nella Silicon Valley, è quella delle grandi invenzioni. "A ventotto anni inventai il primo microprocessore. Con il microprocessore fu possibile creare i primi personal computer della storia".
La terza vita è quella in cui, da imprenditore, decise di inventare il primo computer cognitivo, basandosi sulle reti neurali. "Mi sono messo a studiare controcorrente, neuroscienze, biologia, perché volevo capire come funzionasse il cervello". Dopo cinque anni il progetto fu abbondonato e a oggi nessuno ha ancora trovato un modo per risolvere il problema".
Faggin, per garantire la sopravvivenza all'azienda spostò la sua attenzione su altro. "Presi allora quattro-cinque ingegneri più creativi e un paio di volte alla settimana ci trovavamo per affrontare e provare a risolvere un problema... Successe che nel giro di due mesi inventammo il touchpad e il touchscreen, cambiando radicalmente il modo in cui ci interfacciamo con i computer".

Ma è la quarta vita la più importante. "Avevo tutto: successo, fama, benessere economico, una bella famiglia. Ma quel tutto mi sembrava nulla. Avevo completamente abbandonato la mia interiorità: la mia vita era solo fuori e dentro non c'era più niente."
Faggin approfitta degli studi che aveva fatto sulle reti neurali e le neuroscienze per interrogarsi e cercare di capire su sè stesso quello che non spiega la scienza: come è possibile che segnali elettrici diventino sensazioni e sentimenti? Come fa il sapore del cioccolato a essere un segnale elettrico?
"E nella mia intensità di scoprire su me stesso e cosa è la coscienza ho avuto una straordinaria esperienza che mi rivelò che la mia coscienza è molto più di quello che pensavo: non solo è impossibile da realizzare con una macchina, ma soprattutto che la vera coscienza è molto di più della coscienza ordinaria".

In inglese consciousness è la capacità di un'esperienza senziente fatta di sensazioni e sentimenti. Questa capacità di percepire sotto forma di sensazioni e sentimenti è chiamata qualia dai filosofi. Quale è l'esperienza di un qualcosa che non sono i segnali elettrici o biochimici, ma è l'esperienza vissuta di chi ha questi segnali nel proprio cervello. Segnali elettrici o biochimici e qualia sono due cose distinte.
Nella scienza sono quasi confusi, volutamente o meno, per cui una persona è portata a pensare che i segnali elettrici producano sensazioni e sentimenti. "Ma come fanno?", si domanda Faggin. "Non possono. Quindi noi abbiamo qualcosa che ci distingue dalle macchine"
"Quando oggi ci raccontano che i computer tra trenta-quaranta anni saranno consapevoli, ci dicono una cosa non vera perché in realtà - secondo me e molti altri fisici e scienziati nell'ultimo ventennio - non c'è modo di spiegare come la materia possa generare consapevolezza."
"Quindi, capito questo principio che ho compreso in circa trent'anni, prima di decidere che non poteva essere altrimenti, ho deciso di creare una fondazione con mia moglie per lo studio scientifico della consapevolezza. La Federico and Elvia Faggin Foundation dà fondi a vari istituti di ricerca e università statunitensi per lo studio della consapevolezza. Io stesso lavoro a tempo pieno per sviluppare un modello concettuale che spieghi come la scienza e la spiritualità siano due facce della stessa medaglia".

Federico Faggin, genio della tecnologia, da trent'anni è lo scienziato dello spirito che vive per una sola missione: confutare quel culto della macchina come nuovo dio a dimostrazione che l'uomo è molto di più.
"Prima di tutto è importante mettersi in contatto con quella parte di voi, dentro di voi che vi fa sognare, che vi dà passione, vi interessa, perché lì, in quella parte di sé, c'è la parte migliore di ciascuno. Invece di lasciarsi attrarre dalle cose che luccicano fuori, è importante mettersi in contatto con la parte interiore che è la più viva e la più significativa. E' il punto di partenza e poi da lì cercare di avere illuminazione di cosa fare, basandosi su quello che uno sente dentro di sé. La nostra forza parte da lì, con quello che abbiamo dentro, non con quello che c'è fuori. Purtroppo oggi il mondo ci racconta tante storie e noi siamo attratti dalle storie e ci dimentichiamo di chi siamo. Sviluppiate la vostra interiorità, unica garanzia per un futuro di libertà, contro nuove dominazioni".

Quando gli chiedo: "Come reagiscono gli studenti del Politecnico quando parli di coscienza e consapevolezza?", lui risponde "alcuni pensano che sono matto, ma non m'importa, altri fanno domande molto intelligenti". Le sue invenzioni dimostrano che matto non è. Il suo grande progetto oggi: andare avanti nella costruzione del modello scientifico in cui al centro si trova la coscienza e sensibilizzare il maggior numero di persone sulla necessità di riportare la propria attenzione sull'interiorità, la parte più viva e significativa di ciascuno di noi. Dall'Italia, all'Europa, nel mondo!

 

 

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