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     n. 7 anno 2026

Il prezzo nascosto. Lavoro, salari e fisco nell’Italia dell’inflazione

autori, Marco Leonardi e Leonzio Rizzo
recensione a cura di Paolo Iacci

Egea, 2026

 

Nel pieno di una stagione in cui l’Italia viene spesso descritta come un caso di ritrovata stabilità – crescita moderata ma costante, occupazione ai massimi, spread sotto controllo – il libro Il prezzo nascosto introduce un elemento di radicale discontinuità nel dibattito pubblico. Gli autori, Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, entrambi studiosi di economia pubblica, mettono in discussione la narrativa dei “tempi buoni” mostrando come, tra il 2019 e il 2025, alla crescita del Pil e dell’occupazione si sia accompagnata una significativa erosione dei salari reali. I dati portati mostrano un evidente impoverimento del lavoro dipendente. Secondo gli autori questo non è stato il prodotto inevitabile di uno shock esogeno, bensì l’esito di assetti istituzionali che hanno reagito in modo incompleto e talvolta distorsivo. Da un lato, la contrattazione collettiva ha mostrato limiti strutturali: rinnovi tardivi, indicizzazioni costruite su inflazione “programmata” e non effettiva, scarsa diffusione della contrattazione di secondo livello. Dall’altro, il sistema fiscale ha operato come un amplificatore silenzioso della perdita di potere d’acquisto. In assenza di un’adeguata indicizzazione di scaglioni e detrazioni, l’aumento nominale dei redditi ha spinto molti contribuenti verso aliquote medie più elevate, producendo un drenaggio fiscale che gli autori definiscono, non a torto, una “tassa invisibile”.

Uno dei meriti del libro è quello di evitare semplificazioni ideologiche. Non c’è una contrapposizione schematica tra Stato e mercato, né un’idealizzazione nostalgica dei meccanismi di indicizzazione del passato. Al contrario, Leonardi e Rizzo ricostruiscono con rigore storico il passaggio dal modello post-1992 – disegnato per contenere l’inflazione e prevenire spirali prezzi-salari – all’attuale contesto, in cui lo stesso impianto istituzionale si è rivelato inadeguato a proteggere i redditi in presenza di uno shock energetico di ampia portata. La tesi è che un sistema pensato per la stabilità dei prezzi abbia finito per scaricare sui lavoratori il costo della stabilità macroeconomica.

Particolarmente incisiva è la riflessione sul nesso tra crescita e distribuzione. L’Italia, osservano gli autori, può vantare risultati macroeconomici migliori di quanto spesso si creda; tuttavia, se la quota di valore aggiunto destinata ai salari non cresce in linea con la produttività o con l’inflazione, la crescita perde legittimazione sociale. In questa prospettiva, il problema salariale non è solo una questione di equità, ma di sostenibilità del modello di sviluppo. Un’economia che registra buone performance aggregate ma comprime il reddito reale di una larga parte della classe media rischia di erodere il proprio capitale sociale e la fiducia nelle istituzioni.

Le proposte avanzate – dall’indicizzazione automatica del sistema fiscale a una riforma della rappresentanza e a un rafforzamento della contrattazione – sono presentate con pragmatismo, senza indulgere in soluzioni taumaturgiche. Ciò che emerge con maggiore forza non è tanto la singola misura, quanto l’esigenza di riallineare le politiche del lavoro e del fisco a un principio elementare: la crescita deve tradursi in potere d’acquisto diffuso, altrimenti si trasforma in un fenomeno statisticamente rilevante ma socialmente sterile.

Per un pubblico manageriale, Il prezzo nascosto offre una chiave di lettura che va oltre il perimetro nazionale. In un’epoca di inflazione intermittente, transizioni energetiche e tensioni geopolitiche, la capacità di preservare i redditi reali diventa una variabile strategica. Le imprese operano dentro ecosistemi sociali: quando il lavoro si impoverisce, aumentano il turnover, la conflittualità e la pressione regolatoria. Il libro ricorda che la stabilità macro non basta; ciò che conta, in ultima analisi, è la percezione diffusa di equità nella distribuzione dei frutti della crescita. Ed è su questo terreno che si gioca, oggi, una parte decisiva della competitività europea.

 

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