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     n. 8 anno 2021

I tre pilastri della forever employability

di Odile Robotti

Già vent'anni fa Peter Hawkins scriveva che "avere un impiego vuol dire essere a rischio, essere employable vuol dire essere al sicuro". Oggi l'affermazione è ancora più vera, quindi vale la pena di chiarire cosa si intenda esattamente l'employability e come svilupparla.

Una delle ragioni che rendono l'employability un concetto elusivo è che non è una sola cosa, ma tante. Insieme, esse costituiscono una piattaforma che permette, come sostiene Jeff Gothelb, di farsi sempre trovare dal lavoro. La definizione di employability come capacità di calamitare il lavoro è interessante perché comporta un ribaltamento della prospettiva da push (mi propongo finché trovo) a pull (creo le condizioni perché mi cerchino e mi trovino). Quest'ultimo approccio, che è ancora più proattivo del primo anche se lo è in maniera meno evidente, poggia su tre pilastri:

  • possedere ciò che serve per essere richiesti dal mercato del lavoro
  • essere visibili in modo che chi cerca ci veda
  • padroneggiare un mix di atteggiamenti e caratteristiche che permettono di gestire al meglio il proprio capitale umano e la propria energia.
Dei tre pilastri, il primo è quello che cambia più velocemente. Tutti i futurologi concordano nel dire che la maggioranza dei lavori che esisteranno tra dieci anni non sono ancora stati inventati. Ciò significa che anche le competenze richieste cambieranno, almeno in parte. Certamente alcune meta-competenze, come la capacità di pensiero critico, di problem solving, di sense making (cioè dare un senso alla mole enorme di informazioni di cui disponiamo) e di comunicazione, che sono già molto richieste, lo saranno ancora per un po'. Il loro punto di forza è di essere autenticamente umane e quindi più resistenti all'automazione, la grande forza dietro al cambiamento del lavoro. Alcune competenze, come quelle digitali, sono indispensabili ormai in ogni settore e resteranno prevedibilmente in auge per un po'. Ma per chi vuole essere forever employable sarebbe sbagliato puntare su un set di competenze che rimane stabile nel tempo: meglio essere allerta per intercettare quello che il mondo del lavoro chiede, o meglio ancora, quello che chiederà in futuro e non stancarsi di imparare cose nuove.

Il secondo pilastro, la nostra visibilità sul mercato del lavoro, è dato da due fattori: la forza del nostro brand e il nostro network. Un personal brand forte è ben definito, cioè contiene una promessa di valore chiara e differenziata, e garantisce una performance affidabile. La reputazione è quindi fondamentale e la si costruisce giorno dopo giorno "mantenendo la promessa". Il punto di partenza è domandarsi quale sia l'essenza del nostro brand e poi agire tutti i comportamenti che la supportano. Il secondo elemento che ci rende visibili è il nostro network, su cui quindi non bisognerebbe stancarsi di investire. La nostra rete professionale è infatti come una cassa di risonanza che permette di far arrivare il nostro brand più lontano. Il network permette anche di intercettare opportunità che altrimenti non avremmo conosciute né potute cogliere, aspetto chiave dell'essere forever employable. Infine, è sempre il network che ci aiuta a rimuovere ostacoli sul percorso della nostra employability.

Il terzo pilastro è spesso trascurato, ma è fondamentale. Consiste in alcune caratteristiche e atteggiamenti che caratterizzano le persone altamente employable:
  • Coraggio. Il lavoro è diventato uno sport estremo, inadatto ai deboli di cuore, ma in grado di regalare emozioni. Il lavoro tranquillo, simile a una ginnastica dolce, è in via di rapida estinzione, quindi, per essere employable, conviene allenare il coraggio, in particolare nei confronti del cambiamento. In pratica occorre esporsi, anziché cercare di evitare, a situazioni in cui dobbiamo uscire dalla comfort zone.
  • Equilibrio. La concezione per cui si ha valore si ha sul mercato del lavoro quanto più si produce, è un'idea vecchia e dannosa: il troppo lavoro riduce l'equilibrio psicologico e, conseguentemente, la capacità di navigare situazioni professionali complesse e ambigue capendo dove e come è possibile contribuire aggiungendo valore. Riuscire a fare qualcosa di realmente utile all'organizzazione o ai clienti è una delle chiavi per essere forever employable, lo sconto quantità sul proprio lavoro non lo è.
  • Flessibilità. Avere un piano è indispensabile, ma affezionarvisi troppo sarebbe un errore. Chi vuole essere forever employable deve accettare di modificare il percorso che aveva previsto e rielaborare le strategie su come arrivare a destinazione. Questo presuppone la di non esitare a tornare indietro per un tratto per cercare una via alternativa quando sulla strada si incontra un ostacolo che non possiamo rimuovere.
  • RestartAbility. Dobbiamo farcene una ragione: con il lavoro diventato un bersaglio mobile, dovremo tutti ricominciare molte volte nella nostra vita lavorativa. In alcuni casi cambieremo lavoro e professione, in altri, pur continuando a svolgere lo stesso lavoro, questo sarà talmente cambiato nei processi e negli strumenti da essere irriconoscibile. È quindi indispensabile essere restartAble, cioè capaci di ricominciare senza perdere slancio e fiducia. Non amiamo, istintivamente, tornare principianti, ma questo sarà sempre più una necessità. Meglio quindi puntare sulla capacità di apprendere velocemente allenandola con l'unico metodo che funziona: apprendendo continuamente cose nuove.
L'employability è un obiettivo da perseguire prima che le circostanze la rendano una necessità urgente: è infatti una assicurazione sul futuro e, come tutte le assicurazioni, può essere contratta solo prima che l'evento avverso si sia verificato. Il miglior momento per iniziare a costruirla è ora.

Odile Robotti, Amministratrice Unica di Learning Edge srl 

 

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