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     n. 16 anno 2020

Più volte il Covid19 è stato paragonato ad uno tsunami

di Dario De Gregorio

Per la rapidità in cui si è presentato, per lo sconvolgimento epocale che ha causato alle nostre vite, per l'intensità dei danni che ha portato alla nostra economia e, non ultimo, per il numero di morti che ha e sta causando.

E davvero il paragone è calzante soprattutto se analizziamo la fase pre-Covid e lo paragoniamo con una delle più grandi tragedie naturali dei nostri ultimi anni: uno tsunami appunto, quello del sud-est asiatico del 2004.

In quell'occasione infatti, paragonabile al Covid19 anche in termini di vittime, la scia di morti e devastazioni che lo tsunami portò in 14 nazioni affacciate sull'Oceano Indiano fu causata essenzialmente da 3 fattori:

  • La mancanza di un sistema di monitoraggio
  • La mancanza di un sistema di allarme
  • La mancanza di un piano di crisi
Ma soprattutto dalla mancanza di un'integrazione e coordinamento tra tutti i paesi coinvolti.

Il terremoto, causa dello tsunami, fu registrato a mezzanotte del 26 dicembre 2004 e la prima onda anomala si abbatté sulle coste dell'Indonesia più di 7 ore dopo. Se ci fossero stati sistemi in grado di gestire le "3 T" (test, trace, threat) probabilmente in quel lasso di tempo si sarebbe potuto lanciare un allarme a tutte le nazioni e popolazioni interessate riuscendo a limitare il numero di vittime (che si stimano intorno a 250.000). Quanto ai danni, probabilmente un'efficace politica di pianificazione residenziale e di difesa da eventi naturali simili, non infrequenti in quell'area, avrebbe potuto minimizzarli.

In questo vedo molte analogie con il Covid19. Ma con 2 importanti differenze: la prima è che il mondo aveva già vissuto nel 2003 la crisi della SARS, epidemia meno virulenta ma con molte analogie con il Covid19, la seconda è che appunto la lezione dello tsunami del 2004 avrebbe dovuto spingere molti paesi, soprattutto quelli più avanzati economicamente e tecnologicamente, a mettere in atto un piano integrato di scambio d'informazioni, di gestione della crisi e di difesa dell'economia e dei cittadini da utilizzare in caso di eventi eccezionali e globali.

Questo non è accaduto e solo pochi paesi che sono riusciti prontamente a mettere in atto misure di test, trace and threat (come Taiwan) hanno potuto contenere lo sviluppo della pandemia e minimizzare i danni all'economia ed alla salute dei cittadini.

Se guardiamo alle aziende e soprattutto al ruolo cruciale dell'HR le analogie sono numerose. Tante aziende hanno definito piani di disaster recovery e business continuity ma questi hanno quasi sempre ad oggetto la gestione e la protezione di sistemi e dati; poche hanno definito piani simili con riferimento alle persone. La mancanza di tali piani è probabilmente dovuta sia alla difficoltà, tipica di molte aziende Italiane, di definire piani di medio-lungo termine che tengano in considerazione tutte le variabili socio-economiche suscettibili di impattare sul proprio business che alla insufficiente capacità di reagire velocemente ai repentini cambiamenti di scenario.

Benchè il primo caso di Covid 19 sia stato registrato il 16 dicembre, già alla fine dell'anno erano circolate le prime informazioni sull'epidemia in Cina. Nel mese di gennaio, quando ormai alcuni paesi (Cina, Hong Kong, Singapore, Corea del Sud) avevano cominciato a porre in essere azioni di contenimento radicali, il virus era ormai arrivato in Europa ed il 30 gennaio l'Italia ammise i primi casi. Da tale ammissione fino al lockdown totale sarebbe passato più di un mese. Tempo prezioso che poteva essere utilizzato per capire quanto potessero essere vulnerabili le varie aziende ed i business di riferimento, quali azioni porre in essere per prepararsi ad una possibile emergenza (quante aziende non erano culturalmente e tecnologicamente preparate allo samrt working? Quante addirittura non avevano strumenti per il lavoro da remoto da fornire ai propri dipendenti? Quante aziende Italiane avevano investito adeguatamente nell'online come canale commerciale capace di rimpiazzare - ecco un altro significato di business continuity - quello fisico?), cosa stava accadendo nei paesi già colpiti dal virus ed in cui le azioni di contenimento erano già state poste in essere.

Il Covid 19 ha rappresentato e tuttora rappresenta un evento eccezionale ma pochi giorni dopo l'11 settembre avremmo qualificato (ed effettivamente lo fu) come altrettanto eccezionale quanto accaduto negli Stati Uniti. Ogni evento epocale porta con sé lezioni da analizzare, imparare e trasformare in efficaci piani di azioni che possono aiutare ad affrontare adeguatamente la prossima sfida. È necessario quindi che anche le aziende si dotino di piani di crisi e protocolli straordinari che le aiutino a reagire prontamente per ridurre al minimo l'impatto di avvenimenti che, in un mondo sempre più globalizzato, rischiano di avere effetti dirompenti, se non gestiti adeguatamente, sul business di riferimento.

 

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