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     n. 16 anno 2020

I tre giovani monaci

di Paolo Iacci

Tre giovani monaci si recano al monastero del Maestro Shigaku, desiderosi di diventare suoi discepoli e di imparare la corretta pratica dello zen. Dopo numerosi giorni di cammino, i tre arrivano e si presentano al Maestro con queste parole: " Venerabile Maestro, noi siamo giunti fino a qui per...".

Non riescono a terminare poiché il patriarca li blocca con un gesto della mano e, senz'altro aggiungere, volge lo sguardo verso il muro di cinta che circonda il monastero, completamente ricoperto di erbacce. I tre monaci intuiscono il messaggio del Maestro e si mettono subito all'opera, pronti ad affrontare la prova di umiltà che egli ha loro imposto. Per tutto il pomeriggio ripuliscono il muretto. Giunto il tramonto il Maestro dice loro che, prima di ritirarsi per la notte, sarebbe stato utile liberarsi dell'erba e delle radici tagliate. I tre lavorano fino a tarda notte e poi si coricano stanchissimi.

Il mattino dopo tornano dal Maestro: "Maestro, abbiamo fatto quello che ci ha ordinato, ma ora..."

Egli nuovamente li interrompe: "Ora il muretto è a posto, lo stesso non si può dire per la scala".

E così dicendo indica la scala che conduce al tempio. Quindi torna nel silenzio della meditazione. I tre si danno immediatamente da fare per pulire i 1.200 scalini di pietra fino al tramonto, rendendoli lucidi come specchio.

La cosa va avanti così per molto tempo, settimana dopo settimana, stagione dopo stagione: terminata la scala, viene poi il tempo del bagno, della cucina, di tutte le stanze, dell'orto, della palestra, del cortile interno. Non appena un lavoro è finito, ve ne è un altro ancora da fare e il muro di cinta, ripulito solo qualche mese prima, è di nuovo pieno di erbacce e così via per tutti gli altri lavori. Ogni volta che i tre tentano di parlare con il Maestro, questi immediatamente li interrompe e indica loro un nuovo lavoro da fare. Poi torna immediatamente nella sua muta meditazione.

Un giorno, proprio mentre i tre monaci sono intenti a pulire il salone centrale del monastero, il Maestro, sentendosi prossimo a lasciare le spoglie terrene per ritornare al ciclo eterno della morte e rinascita, li manda a chiamare. I tre lasciano immediatamente il loro lavoro e corrono al capezzale del Maestro.

Il primo dice: "Maestro Shigaku, tempo fa ci siamo presentati qui al monastero per imparare la corretta pratica dello zen e voi ci avete assegnato solo del gran lavoro, prima ci avete fatto ripulire il muro di cinta, poi lucidare i gradini del tempio, quindi lavare i pavimenti di tutte le stanze e così via, ininterrottamente fino ad oggi". Il secondo continua" Noi abbiamo sempre seguito le sue indicazioni con abnegazione, convinti che fosse per il nostro bene". Il terzo conclude: "Vorremmo ora, o venerabile Maestro, che ci rivelaste il senso di tutto questo lavoro e che ci indicaste la via per raggiungere l'illuminazione".

Il Maestro Shigaku guarda allora i tre monaci e, con le ultime forze rimaste, dice loro: "Discepoli? Ma, scusate, voi non siete quelli dell'impresa di pulizie?!".

"Questo non è un Paese per giovani" era il titolo di un film italiano di qualche anno fa. Proviamo a vedere alcuni dati emersi in queste ultime settimane:

  • Nel 2019 in Italia si sono registrate 630.000 morti e solo 420.000 nascite, il minimo storico dall'Unità d'Italia. Le cause sono molte, ma tra queste credo la più evidente sia la grande difficoltà, per una donna che desidera lavorare, nel conciliare culla e posto di lavoro.
  • Il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati. In maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,7 milioni di persone mentre gli assegni pensionistici erogati hanno toccato quota 22,8 milioni. Nel frattempo, però, "quota 100" è stata prorogata, anche se per ogni 10 persone pensionate solo 4 vengono sostituite (dati ante covid).
  • Nei mesi precedenti la pandemia, il tasso di disoccupazione si è mantenuto a quota 9,8% mentre quella giovanile è salita al 29,3%. La crisi occupazionale che sta per investirci colpirà prima di tutti i contratti precari, quindi i giovani: la disoccupazione giovanile salirà ulteriormente.
  • Nella classifica degli inattivi (neet) siamo primi in Europa: più di 3 milioni nella fascia 15 - 34 anni.
  • Dalla crisi del 2008 ad oggi sono emigrate ogni anno più di 100 mila persone. L'anno scorso siamo arrivati a quota 135.000, la maggioranza giovani. Il 36% è laureato e provengono dalle regioni con minor tasso di disoccupazione. Si tratta di giovani che se ne vanno senza la prospettiva del ritorno, convinti di non avere un futuro nel nostro Paese.
  • Nell'istruzione si investe nel nostro Paese solo il 7,9% della spesa pubblica, a confronto di una media UE del 11,20%.
La ripartenza sarà impossibile senza porre in primo piano la questione del lavoro per i giovani. Non li si può sempre trattare come i discepoli della storiella zen. Le nostre imprese non possono pensare di avere un futuro senza investire anche sui giovani. Solo loro sono il nostro domani.

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