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     n. 14 anno 2020

Covid 19 e Learning ”70-20-10”
La lezione sull’apprendimento che ci viene dall’esperienza del Coronavirus

di Renato Boccalari

  • Effetti del Covid 19

Costretti tutti in casa dal rischio del contagio, abbiamo appreso in poche settimane quello che non avremmo imparato in molti anni.
Parliamo ad esempio dello Smart-Working. Parliamo dello Smart-Learning, che in due mesi ha rimpiazzato la tradizionale Formazione in aula. Parliamo dell'accelerazione esponenziale nella nostra capacità di utilizzare una serie di tool digitali.
Siamo passati in breve tempo da conoscenze ed uso limitato ad avanguardie e segmenti di popolazione particolari, a dimestichezza ed uso diffuso per non dire di massa di social e tools digitali vari.
Io stesso come molti altri, nel giro di due mesiho cominciato ad usare in modo sempre più familiare le varie piattaforme per videoconferenze online, da Skype a Teams a Zoom a GoToMeeting ed altre ancora, ho cominciato a partecipare ai vari Webinar (un'autentica inflazione, quelli sullo Smartworking in particolare...) per finire a organizzarne e a tenerne uno sul Mentoring come docente, imparando in tempo reale come si condividono le slides da presentare.
Ho voluto allargare la mia mini-indagine oltre il perimetro personale e ho chiesto ai miei vecchi compagni di Liceo con cui condivido una Chat, se il loro livello di conoscenza e di dimestichezza coi tools digitali in tempi di Coronavirus era cambiato e come, ed il piccolo campione ha un suo interesse, perché abbiamo tutti superato la soglia dei 70 ed in teoria facciamo parte di quelli separati dai giovani dal cosiddetto "digital divide".
Ebbene, si va dalla psichiatra che "ci ha preso gusto a fare le sedute in video chiamata" anche perché rafforza la concentrazione e consente di entrare in relazione con aspetti più profondi del paziente, all'avvocato che si autodefinisce "migliorata" e con l'aiuto dei figli si è dotata di nuovi tools, che utilizza per partecipare alle udienze via remoto, fino ad arrivare alla nonna a tempo pieno che, pur continuando a "odiare" i tools digitali, si è trasformata in insegnante aggiunta per i nipoti impegnati nelle lezioni a distanza.
E venendo al mondo delle aziende e della consulenza, alla domanda una collega mi ha risposto che fare riunioni o sessioni di coaching a distanza ha affinato la sua abilità di ascolto, ha aumentato le sue capacità di concentrazione e di attenzione, un'altra è rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che l'uso dei vari tool per le video-chiamate a distanza l'ha resa più concisa e sintetica. Due soli esempi, ma che ci introducono in un altro livello di apprendimento: non limitato ad un miglioramento nell'"utilizzo del mezzo" ma esteso ad un aumento, ad un potenziamento delle capacità personali consentito dai media online.

Preso atto degli effetti positivi (solo positivi?) sull'apprendimento, diventa importante fare una buona diagnosi delle cause, affinchè questa esperienza non venga solo vissuta, come stiamo facendo, ma diventi anche un patrimonio riutilizzabile in futuro (speriamo non a causa di un'altra pandemia).

  • In quanti modi apprendiamo: il "70-20-10"

Una prima spiegazione ci viene dalla sigla "70-20-10", molto conosciuta nella cerchia ristretta dei formatori più aggiornati, ma sconosciuta ai più che vivono e lavorano nel resto del mondo e che peraltro ne hanno fatto in questi mesi esperienza diretta anche senza esserne consapevoli.

Learning "70-20-10" è l'acronimo in cui si sintetizza la ricerca condotta anni fa da Università americane su un campione di managers a cui venne chiesto come avevano imparato ed acquisito il loro bagaglio di competenze: il risultato fu che solo il 10% dell'apprendimento nasce dalla classica formazione in aula, mentre il 20% passa attraverso le cosiddette "developmental relationships", come il mentoring o il coaching o ancora, lo scambio fra pari nella comunità professionale e ben il 70%, ovvero la parte di gran lunga preponderante, nasce dall' esperienza diretta sul campo, dagli errori e dai feedback che si ricevono provando a fare, dalla riflessione autonoma che trasforma l'esperienza in una comprensione dei rapporti di causa ed effetto e dei modelli esplicativi che sottostanno all'azione.

Questo principio è diventato la base della formazione moderna, basata su un mix di leve ispirate al "70-20-10" e per questo motivo spesso definita anche "blended" come un buon Wiskey: l'apprendimento è tanto più veloce e duraturo quanto più l'esperienza on the job, la formazione in aula ed il confronto con altri esperti e colleghi si integrano e si mescolano, in quelli che oggi vengono definiti Percorsi di Sviluppo.
Ma è quello che è successo anche in questi mesi di clausura casalinga e di confronto obbligato con lo Smartworking e con la strumentazione digitale che si porta dietro?

  • La lezione del Covid 19

Sommersi dallo tsunami della pandemia, abbiamo nuotato da soli per tornare alla spiaggia.

Siamo letteralmente stati immersi in un mare esperienziale in cui il "70-20-10" si è quasi trasformato in un "100". Costretti a lavorare da casa, obbligati ad usare i social e i tools digitali se volevamo continuare a rimanere in contatto col mondo esterno ma anche continuare a lavorare e a mantenere il nostro posto di lavoro, abbiamo dovuto buttarci, provare, sperimentare: tanto smanettare per scoprire come fare da soli, ogni tanto e quando va bene con l'aiuto di qualche collega che ti insegna al momento a fare un'operazione o di un piccolo "assistente familiare" che sostituisce con sollievo l'irraggiungibile help desk dell'IT aziendale, come nel racconto di un'amica e ora collega ex-bancaria da poco andata in pensione.
Così come i partecipanti alla pletora di Webinar che hanno improvvisamente sostituito causa Covid 19 i programmi di Formazione precedentemente previsti per l'aula tradizionale si sono rapidamente acconciati alla nuova situazione di relazione a distanza.
Il "booster" che ha accelerato questo cambiamento è racchiuso nella parola "necessità" o se preferite, "urgenza": ricordate la "Burning Plattform"? la metafora della piattaforma Piper Alpha del Mare del Nord che si incendiò e in cui si salvarono solo quelli che ebbero il coraggio di buttarsi in mare? Ecco, qui è accaduto il contrario: in acqua ci siamo ritrovati tutti di botto e...anche quelli che non sapevano nuotare hanno dovuto (e saputo!) imparare a farlo molto velocemente: una vera e propria lezione sul Change che ci dobbiamo portare a casa, individui e organizzazioni, sulle vere leve da maneggiare per generare il cambiamento: "urgency first"!

Anche l'apprendimento sembra dunque essere cambiato in questi mesi e non solo noi: qualcuno avrà notato che è sparito il "10" della vecchia e buona aula tradizionale, quella dove si ha l'insegnante davanti e i compagni di fianco o, per dirla in aziendalese, il trainer e i colleghi partecipanti.
Ma è cosa buona? Anche perché dobbiamo ricordare che la Formazione in aula, quella in compresenza fisica e relazioni face to face, racchiude già in sé una bella fetta di "70-20-10", grazie al confronto in diretta con il docente e gli altri partecipanti e una non trascurabile componente esperienziale, fatta di casi, roleplay e azioni di sviluppo e trasferimento sul campo.
Sicuramente l'immersione nella realtà totalmente virtuale dei media e dei tools digitali ci ha anche fatto aumentare alcune capacità o addirittura ci ha permesso di svilupparne di nuove, come ci hanno fatto scoprire alcune testimonianze che ho riportato: abbiamo dunque l'ennesima conferma che ogni cambiamento porta anche con sè opportunità nuove e che quindi dobbiamo saperlo affrontare in questa chiave positiva.
Ma deve anche esserci chiaro cosa rischiamo di perdere, affinchè l'adattamento, l'assuefazione, a volte la rassegnazione che sono tipiche degli umani non ce lo facciano dimenticare, rendendocialla fine più poveri di prima: e quel "10" dell'aula, dell'insegnamento e del confronto in diretta fra un "maestro" e un "allievo", fra un docente e i suoi studenti, che a loro volta costituiscono una "learning community" non virtuale ma fisica, compresente e partecipe, non è e non sarà mai un ingrediente secondario nel cocktail dell'apprendimento, ma caso mai quello che gli da il tocco vincente, come l'oliva in un Dry Martini, come il lievito madre per una vera pizza.
E teniamo bene nella mente questa memoria storica di tutto quello che abbiamo imparato, di tutto ciò che ci ha dato la formazione in aula, per poterci tornare al più presto e in questo modo sì arricchiti da questa nuotata imprevista nel mare esperienziale in cui ci ha improvvisamente ma si spera anche provvidamente e solo provvisoriamente gettato il Coronavirus.

Renato Boccalari, Senior Advisor Human Capital Innovation GSO Company 

 

 

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