hronline
     n. 3 anno 2020

33 parole per vivere meglio
Lessico della felicità

autori, Roberto D'Incau e Laura D'Onofrio
recensione di Paolo Iacci

Baldini + Castoldi, pp. 208, 2019

"La felicità non dipende tanto dal piacere, dall'amore, dalla considerazione o dall'ammirazione altrui, quanto dalla piena accettazione di sé". Così Umberto Galimberti chiosa il tema della ricerca della felicità. Non c'è quindi possibilità di felicità piena senza consapevolezza. Di noi stessi, delle nostre paure, bisogni, meccanismi , aspettative, difficoltà, e via dicendo.

Aristotele diceva che ognuno di noi ha in sé il suo daimon, il suo demone (nel senso positivo del termine, ciò che ci possiede e ci caratterizza). Ogni uomo è fornito di una vocazione, di una inclinazione; ciascuno ha il suo demone, il musicista, l'artista, il filosofo, l'uomo che lavora manualmente. La felicità in greco non a caso si dice eudaimonia. La felicità è quindi "la buona realizzazione del tuo demone". L'autorealizzazione, cioè, di sé stessi.

Non il semplice piacere, né la ricerca intellettuale di ciò che è altro da noi, né il possesso di beni possono da soli procurare una felicità duratura. Potremo essere soddisfatti in un preciso momento, ma nulla di più. Un appagamento fugace, non una piena realizzazione di sé. La felicità richiede la riconciliazione con il proprio io più profondo, meno razionale, più vero; e al tempo stesso l'armonia con gli altri e con l'ambiente che ci circonda. Non è quindi una ricerca isolata, non il frutto di un lavoro introspettivo scevro dal rapporto con gli amici, i colleghi di lavoro o il condomino. Si tratta di un lavoro quotidiano, una scoperta di sé e al tempo stesso un paziente intarsio di relazioni ed attenzioni, una costante mediazione tra il proprio equilibrio e il mondo che ci circonda.

Il libro che proponiamo è assai differente dagli altri che normalmente popolano la nostra rubrica di segnalazioni editoriali. Non un messale di preghiere aziendali né un vademecum per viaggi di successo lungo la via della carriera professionale. È un libro semplice, ma nello stesso tempo non banale. La maggior parte dei volumi che parla di come ristrutturare la vostra vita promette soluzioni miracolose: la via del tao, la via della felicità secondo Scientology, le sette vie della felicità, la meditazione per alleviare il mal d'essere, e così via. Ma oggi tutti dubitano, hanno perso la certezza di poter facilmente trovare la pace dentro di sé e l'armonia con gli altri grazie ad una semplice formula magica. Le persone sono diventate giustamente diffidenti nei confronti di sterili forme di auto-aiuto. Questo volume, invece, è concepito per aiutarci a capire la natura della felicità; non promette di regalarcela.

In realtà è uno scritto sulla consapevolezza. Di sé e del rapporto con gli altri. Vale per la vita personale come per quella professionale. Ho sempre trovato seducente la frase di Freud per la quale il benessere psicologico di un individuo può essere desunto dalla sua capacità di amare e di lavorare."Lieben und arbeiten, "amare e lavorare", questa è la mia ricetta contro i mali oscuri dell'uomo".Due verbi apparentemente all'antitesi perché oggi è in voga una cultura anti -lavoro ma che in realtà possono essere coniugati tra loro all'interno di un percorso interno di consapevolezza e di liberazione della nostra parte più intima e oscura.

Questo libro propone in modo molto fluido e semplice ma ben articolato per guidare una riflessione leggera ma non futile sulla felicità. Non una formula, come dicevamo, non un manuale d'istruzioni o un bugiardino. Una spiegazione, attraverso trentatré parole chiave sulle quali riflettere, riguardo il come affrontare lo stravagante disturbo che è la vita - lavorativa, affettiva, amorosa o familiare che sia - prima che ognuno di noi rischi di farsene una malattia.