hronline
     n. 22 anno 2020

Corpi pulsanti e conversazioni digitali

di Federico Bencivelli

Le forze motrici dello scambio comunicativo
Premessa. Non sarà l'ennesimo galateo per la gestione delle riunioni via web (anche se la tentazione lo ammetto è stata forte). Mi preme piuttosto analizzare fino a che punto si può considerare efficace e profonda la comunicazione "attraverso lo schermo digitale ". E' vero dialogo?

Non eravamo davvero preparati al suo uso così massiccio ma proprio adesso, sotto la pressione dettata dalla situazione di emergenza sanitaria, siamo costretti a ragionarci su.

Vorrei in particolare soffermarmi su un punto in particolare, che potrà sembrare una sfumatura, ma non lo è ed è la postura.

La postura Uomo-tastiera-schermo.

A distanza di quattro decenni dall'avvento dei personal computer sulle scrivanie e nelle stanze di tutto il mondo, si è compiuta una vera e propria mutazione antropologica.

La prima fase di questa metamorfosi in verità è antecedente all'avvento dei pc e di internet e discende dall'aver acconsentito di far confluire parte della propria esperienza reale a delle macchine, dei tools.

Pensiamo al telefono nella sua versione originale, già di per sé fonte sia di distanziamento che di riprogrammazione cognitiva rispetto alla struttura tradizionale della comunicazione in presenza.

Con l'avvento dei pc e soprattutto di internet si ha un'accelerazione della mutazione derivante dalla possibilità non solo di utilizzare e consultare dati e informazioni come mai prima nella storia, ma di concepire ed abitare quello che Alessandro Baricco, nel suo libro The Game (Einaudi, 2018), definisce un Oltremondo: un tempo-spazio inedito, un nuovo sistema di realtà.

Una volta intrapresa questa strada (senza ritorno) la figura Uomo-tastiera-schermo raggiunge la sua sublimazione grazie all'avvento degli smartphone e a seguire dei social media.

Con l'utilizzo dello smartphone infatti l'essere umano assume definitivamente la Postura zero, il modello più chiaro che mai si potesse immaginare.

Questa figura certifica la realizzazione dell'utopia (Sognata? Voluta?) dai suoi Padri all'alba della rivoluzione digitale. Quella che i computer diventassero delle vere e proprie estensioni dell'essere umano, delle articolazioni organiche.

Non più (solo) delle macchine, ma dei gesti.

Oggi siamo qui e ragionare di efficacia comunicativa fa sorridere se non comprendiamo l'entità di questo fenomeno.

Fino a che punto la comunicazione fra umani, fuori dallo stato di emergenza, potrà rinunciare a cuor leggero alla dimensione dell'intercorporeità per lasciare sempre più campo alla dimensione extracorporea?

Quale connotazione assumeranno le nostre relazioni per effetto del nostro costante oscillare all'interno di un sistema di realtà strutturato a doppia forza motrice: la dimensione reale e la sua moltiplicazione nel digitale?

Sapremo comunque realizzare forme comunicative, pratiche conversazionali ricche di dialogo sincero, autentico e profondo?

Forse possiamo essere ottimisti.

Abbiamo visto durante questa pandemia come i social, spogliati dalle tentazioni più narcisistiche e velleitarie, possono diventare, seppure con tutti i limiti, uno spazio fluido per l'interazione (ad esempio per le persone anziane ricoverate o ristrette a casa, lontane dai familiari).

Un contesto puro, utile, benefico e sensato, ancorché privo delle vibrazioni del reale che solo il corpo con la sua presenza può "imporre".

Quindi ci serve un Corpo.

Un corpo digitale certo, ma con una postura alternativa.

Ho il sospetto che Steve Jobs, Bill Gates & company a questo "livello del gioco" non avessero pensato.

La rivoluzione (Baricco la chiama Insurrezione digitale) poteva dirsi compiuta una volta raggiunto l‘obiettivo della disintermediazione totale (siamo sulla buona strada) e della progressiva "smaterializzazione" di tutti gli elementi, a partire dai dati per arrivare ai gesti degli umani, al prezzo della sensazione impagabile di libertà di movimento, immersi in un flusso perpetuo e rotatorio fra reale e digitale.

Uomo-tastiera-schermo. Game over.

Vista con il senno di poi c'era poca avvedutezza sul destino dell'anima e sulla sacralità delle relazioni.

In effetti, scandagliando le loro vite e i curriculum non c'è proprio evidenza di studi umanistici...

Se possiamo trarre un insegnamento da questa terribile esperienza della pandemia, adesso tocca a noi non accontentarci di tornare alla vita di prima: quella in cui producevamo in serie profili-avatar con cui abitare l'ennesimo social.

Diamo finalmente forma al nostro "vero" corpo digitale.

Come?

Incominciando ad aumentare la distanza dallo schermo, perché in video si deve poter vedere più della nostra faccia.

Senza vanità, mostriamo il corpo nella sua interezza, nel suo ambiente, isolato.

Soprattutto, mostriamoci in un luogo che porti i segni di chi siamo come individui, comprese le nostre vulnerabilità.

E infine chiediamo al nostro interlocutore di usare il corpo in sincronia con noi.

Si schiude un "altro" universo.

Il profumo di una carezza, la forza di un affetto che passa da un essere vivente all'altro tramite le braccia non li possiamo sentire ma, anche filtrato da uno schermo, il flusso della comunicazione fra due cuori pulsanti possiamo ricrearlo.

Ed è ancora praticamente integro.

Insert coin?

Federico Bencivelli, Senior Consultant ed Executive Coach ICF

 

  • © 2020 AIDP Via E.Cornalia 26 - 20124 Milano - CF 08230550157 - tel.02/6709558 02/67071293

    Web & Com ®