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     n. 20 anno 2020

Contro Canto n. 123 (stimoli da 761 a 764)

di Massimo Ferrario

# EDUCAZIONE, modelli di ruolo (761)
Mia madre è stata per me il massimo esempio di pensiero positivo. Raccontava a tutti che avevo imparato a ridere prima ancora che a piangere, a sorridere prima ancora che a fare il viso scuro e a ballare prima ancora che a camminare. Avendo ricevuto questo tipo di messaggi, non potevo che essere anch'io incline al pensiero positivo. Mio padre, ufficiale di marina, terminò la carriera come ammiraglio e fu per me un grande esempio di leader. Non era il tipo di persona che pensa che i buoni rapporti personali siano inconciliabili con il successo: per lui erano importanti entrambi nella stessa misura. Mi ha insegnato che l'autorevolezza non deriva dalla posizione né da atteggiamenti autoritari. Non dimenticherò mai il giorno in cui, alle medie, fui eletto capoclasse e lui mi disse: «Complimenti, Ken. Ma adesso che hai una posizione, non approfittarne. I grandi leader hanno un seguito non perché rivestono una posizione di potere, ma perché sono rispettati e giudicati degni di fiducia come persone». Era sempre disposto ad aiutare e a coinvolgere i suoi uomini, ma da loro pretendeva anche molto.
Mia madre mi ha trasmesso una profonda fede religiosa, che mi ha aiutato a dare una giusta dimensione alla vita. Mi diceva: «Ken, non pensare di essere migliore degli altri, ma non permettere neppure che gli altri pensino di essere migliori di te. Siamo tutti figli di Dio». Dai miei genitori ho imparato a credere che il senso della vita è servire gli altri e non esserne serviti.
*** Ken BLANCHARD, 1939, esperto statunitense di leadership, formatore e consulente di direzione, La leadership per l'eccellenza, con The Founding Associates and Consulting Partners of the Ken Blanchard Companies, 2007, Sperling & Kupfer, Milano, 2007).

# INTEGRITÀ, un testo premonitore (del 1954) (762)
L'integrità morale: requisito fondamentale di oggi e di domani.
L'istruzione intellettuale non sarà sufficiente, da sola, a fornire a un dirigente i mezzi necessari per far fronte ai compiti che lo attendono nel futuro.
Il successo del dirigente di domani sarà sempre più strettamente connesso con la sua integrità morale. Infatti, con l'avvento dell'automazione l'influenza e la portata temporale delle sue decisioni sull'azienda nel suo complesso e rischi connessi saranno talmente gravi da esigere che il dirigente anteponga il bene comune ai suoi stessi interessi.
La sua influenza su coloro che lavoreranno con lui in un'azienda sarà così decisiva che il dirigente dovrà basare la sua condotta su rigidi principi morali, anziché su espedienti. Le decisioni di un dirigente avranno una portata tale sull'economia che la società stessa lo riterrà responsabile. I compiti nuovi che attendono il dirigente del futuro esigono che questi fondi ogni sua decisione su solidi principi morali e che la sua guida non sia ispirata solo dalle sue conoscenze specifiche ma anche dalla sua capacità di visione, dal suo coraggio, dal suo senso di responsabilità e dalla sua integrità morale.
Indipendentemente dall'istruzione ricevuta da giovane o da adulto, in futuro, come già per il passato, né l'istruzione né l'abilità individuale costituiranno le caratteristiche decisive per un dirigente: egli dovrà possedere soprattutto l'integrità di carattere.
*** Peter DRUCKER, 1909-2005, statunitense di origine tedesca, famoso esperto di management, The Practice of Management, 1954, citato da Marco Vitale, L'etica del manager al di là delle mode, ‘L'Impresa', n. 4, luglio-agosto 2004.

# MANIPOLAZIONE, spegnere il gas (anche con il capo) (763)
Come evitare la manipolazione emotiva? Da psicologa mi sono spesso imbattuta in un effetto gaslight.
Lo chiamo così da quel film (in italiano Angoscia) in cui Ingrid Bergman sposa un uomo più anziano di lei che vuole farla impazzire per impadronirsi della sua eredità. Allora, oltre a farle scomparire degli oggetti dalla casa incolpandola, arriva ad abbassare il gas, negando che ci sia un calo di luce, in modo da farla sentire pazza. Lei diventa sempre più confusa e isterica. Nello stesso tempo è riluttante a incolpare il marito perché vuole essere amata. La manipolazione emotiva funziona proprio così. Può succedere col partner che vi accusa di farlo ingelosire ma anche con un capo che non è mai contento di quello che fate o un genitore che boicotta la vostra autostima. Molte persone non si accorgono di essere manipolate ma avvertono un'ansia crescente quando sono con una persona particolare. All'inizio cadono nella trappola della spiegazione: giustificano un comportamento che le infastidisce per un bisogno di approvazione. A comportarsi così sono soprattutto le donne. Spesso diventano isteriche mentre chi hanno di fronte è imperturbabile. Perché? Io dico: controllate i vostri ‘assistenti di volo' proprio come su un volo turbolento guardiamo le facce delle hostess per capire se ci sono dei problemi. Gli assistenti di volo possono essere i vostri amici ma anche l'istinto. Fidatevi.
Cosa fare? In genere i manipolatori hanno bisogno di controllare la relazione mentre i manipolati desiderano approvazione e fusione. Il primo passo è spegnere il gas: non fatevi coinvolgere in discussioni inutili. È solo una lotta per il potere. Riconoscete due punti di vista diversi. Invece di arrabbiarvi mostrando i vostri senti-menti a riguardo è molto meglio dire: «Ho ascoltato e ci penserò, ma non voglio parlarne adesso», oppure: «Hai ragione ma smettila di parlarmi con quel tono». La cosa più importante non è vincere una discussione ma essere trattati con rispetto. Tenete un diario: aiuta a mantenere un proprio punto di vista. Non esitate a chiedere aiuto a un amico, un genitore, un terapeuta. Solo valorizzando e sintonizzandovi sui vostri sentimenti e sull'integrità della vostra vita sarete sulla giusta strada per cambiare o eventualmente troncare un rapporto.
*** Robin STERN, psicoterapeuta specializzata in abuso emotivo, fondatrice del Woodhull Institute for Ethical Leadership, docente alla Columbia University di New York, autrice di Come mi vuoi?, edizioni Corbaccio, Come evitare la manipolazione emotiva?, riproduzione integrale, ‘D la Repubblica delle Donne', 14 marzo 2009.

# MERCATO, non Pro-Affari (764)
... il 51% degli americani concorda con l'affermazione «Il grande capitale stravolge il funzionamento dei mercati per i propri interessi». Questa proposizione non è condivisa solo da chi mette l'accento su quest'ultimo aspetto, ma anche da chi approva il principio secondo cui «il libero mercato è il miglior sistema per produrre ricchezza». La differenza tra un programma pro mercato e uno pro affari non sfugge alla maggioranza degli americani. A volte i due programmi coincidono (come nel caso della protezione dei diritti di proprietà) spesso sono agli antipodi. Gli uomini d'affari sostengono il libero mercato quando hanno bisogno di entrare in un nuovo mercato. Appena ci sono, vogliono erigere barriere all'entrata. Un piano pro mercato, invece, sostiene la concorrenza e la libertà di entrata in ogni momento.
Adam Smith era pro mercato, non pro affari. Così dovrebbero essere tutti gli economisti che credono nel suo insegnamento. I mercati liberi e concorrenziali sono i creatori della più grande ricchezza mai accumulata nella storia dell'umanità. Ma, affinché la loro forza liberi tutta la sua magia, la contesa deve svolgersi ad armi pari e deve essere aperta a tutti gli aspiranti.
Se queste condizioni vengono meno, i mercati degenerano nell'inefficienza dei monopoli. E quando questi ultimi estendono il loro potere sino a condizionare l'arena politica, inizia il capitalismo clientelare.
*** Luigi ZINGALES, economista, docente di Impresa e Finanza all'università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l'economia corrotta, Rizzoli, 2012.

Massimo Ferrario, consulente di formazione e di sviluppo organizzativo, responsabile di Dia-Logos 

 

 

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