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     n. 11 anno 2019

Un aspirante HR in cammino: gap tra conoscenza ed esperienza

di Elisa Guida

Søren Aabye Kierkegaard disse che i pensieri migliori li ha avuti camminando e che non conosceva pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle camminando. Credo che il filosofo danese avesse ragione e dato che la formazione, così come la crescita professionale, richiedono del tempo e una gradualità, quella del "cammino" è un'ottima metafora. Dunque, anch'io, come il viandante, sono in viaggio affinché i miei desideri professionali acquisiscano gradualmente forma e concretezza.
Da circa sei anni lavoro in una grossa azienda, svolgendo un ruolo che non mi appassiona per nulla, ma che porto avanti semplicemente per ragioni economiche. Tuttavia, nel corso degli anni, consapevole delle mie aspirazioni professionali, ho continuato a studiare all'università, conseguendo diversi titoli in linea con queste mie aspirazioni, sperando di trovare presto il mio posto nel settore delle Risorse Umane e della Formazione Continua.
Purtroppo, ad oggi, questo non è ancora avvenuto e continuo così a svolgere le medesime mansioni, o quasi, di sei anni fa. Di certo, in questo lungo periodo, non ho mai smesso di inviare candidature rispetto a diverse posizioni HR, come di tenermi aggiornata su tutto ciò che ruota attorno alle gestione delle Risorse Umane, alla Formazione come valorizzazione delle persone e al Coaching in relazione alle performance lavorativa. Nondimeno, sono convinta che un'aspirante HR come me, per poter tradurre interventi formativi in contesti specifici e aziendali, innanzitutto, debba viverli sulla sua pelle. E ritengo che solo partendo dal basso, facendo la gavetta, sia veramente possibile acquisire quella giusta dose di cognizione e coscienza per poter fare in seguito la differenza come HR e formatrice in modo consapevole e competente.
All'inizio credevo che il mio essere diligente e una lavoratrice seria e dedita al lavoro sarebbero bastati e che quindi "qualcuno si sarebbe accorto di me" in azienda. In verità, tutto ciò non è mai avvenuto e per quanto palesassi la mia voglia di mettermi in gioco "facendo qualcosa di più", visto anche i miei titoli di studio, non sono mai stata ascoltata. Per questa ragione, ho cercato la mia occasione al di fuori della mia azienda, ma le risposte sono state sempre negative, giustificate dal fatto che mi mancava l'esperienza per determinati ruoli oppure che la mia età non mi permetteva di accedere agli stage per poter fare questa esperienza tanto richiesta. Insomma, si è da sempre trattato di un circolo vizioso per il quale l'esperienza, che fa la differenza, mi manca e, al contempo, tuttavia, nessuno è mai stato disposto a darmi l'occasione per acquisirla perché la mia età non è da stage. Tutto ciò è sicuramente frustrante, a tratti umiliante, ma non così demotivante per quanto mi riguarda, visto che non ho mai smesso di credere che il mio destino combaci con la mia passione per la professione HR.
In uno degli articoli della redazione HR online, ossia quello del Dottor Mattia Loy, ho trovato la giusta ispirazione per scrivere finalmente questo mio articolo. Infatti, ritengo anch'io che il film "Ricomincio da me" e interpretato dalla celebre Jennifer Lopez, possa calarsi perfettamente nella realtà lavorativa di molti italiani, a partire da me stessa. Io sono la Jennifer Lopez del film, per la verità lo sono un po' al contrario, semplicemente per il fatto che, anche se vivo le difficoltà di Maya Vargas, la protagonista, i titoli universitari, che invece a lei mancano, io ce li ho tutti. Tuttavia, il mio percorso accademico sembra non interessare un granché per accedere a delle posizioni lavorative migliori e maggiormente in linea con il mio più autentico valore. Dovrei quindi arrendermi al fatto di rimanere la commessa di ipermercato e perciò condannata a questo ruolo per sempre? Oppure dovrei anch'io "ricominciare da me"? Sicuramente la seconda!
Ritengo che la mia esperienza sul campo, anche se non propriamente relativa alla gestione HR tout court, sia comunque un valore aggiunto da non sottovalutare. In realtà, in questi anni, sono stata un'osservatrice privilegiata di diverse dinamiche aziendali, sia formali che informali, che ho potuto cogliere e comprendere visto i mie studi e che sono divenute materiale di crescita personale e di continua form - azione. Tutto ciò è proprio la gavetta sopra accennata, ossia quell'evoluzione sul campo che fa la differenza per un'aspirante HR come me e che mi ha permesso di toccare con mano tutti quegli interventi, quelle dinamiche e quei conflitti, (tanto esplorati all'università dal lato teorico), che contraddistinguono un'organizzazione e che, anche se ancora dal lato opposto rispetto allo specialista HR, comunque mi hanno reso nuove competenze e inedite conoscenze. Per questo motivo, come è stato per Maya, anche a me basterebbe l'occasione, quell'opportunità in cui poter dimostrare il mio valore, al di là dei pregiudizi legati all'età o all'esperienza, i quali sul mio CV rimangono scritti secondo verità. Difatti, credo ciecamente nell'onestà e nella trasparenza e cioè in tutti quei valori che trasmetto ogni giorno sul mio lavoro e che ritengo siano imprescindibili, soprattutto per il ruolo per cui mi propongo. Pertanto, sul mio CV la mia data di nascita è, e sarà sempre, quella reale come il fatto delle mie esperienze professionali, tenendoci però a ricordare che dietro a tutto ciò c'è un vissuto ricco di impegno e di dedizione da non sottovalutare. L'impegno e i valori qui descritti sono in coerenza con la Cultura delle Risorse di valore Umano, la quale in qualunque contesto organizzativo e aziendale non dovrebbe mai mancare e smettere di trovare sviluppo.

Elisa Guida
Aspirante HR e Formatrice