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HR OnLine n. 7 anno 2015

Adriano Olivetti e l'impresa. L'attualità del suo modello

di Giuliano Calza

Sono trascorsi oltre 60 anni dalla scomparsa di Olivetti ma i valori fondanti delle sue azioni sono più che mai attuali tanto che negli ultimi anni c'è stata una vera riscoperta di alcuni concetti come Etica e Responsabilità Sociale che lui per primo, imprenditore illuminato, introdusse nella sua azienda.

Per Olivetti, infatti, la fabbrica non è mai stata solo una struttura in cui sono presenti macchinari e operai che svolgono il proprio lavoro, ma un luogo dove la piacevolezza del viverla quotidianamente assurge a principio guida. Le pareti murarie della fabbrica vengono sostituite da chiare vetrate, attraverso cui poter contemplare la bellezza al di fuori. In azienda collabora con giovani e brillanti architetti, urbanisti e sociologi; a loro chiede di garantire strutture architettoniche, organizzazione degli ambienti e degli spazi capaci di far coesistere bellezza formale e funzionalità, miglioramento delle condizioni di lavoro nell'impresa e della qualità di vita fuori dall'impresa.
Altrettanto vale la sua idea di profitto che giammai dovrà essere trascurato, ma lo scopo principale di questo non è il mero arricchimento, ma il modo in cui lo si investe, tramutandolo in valore sociale.
Olivetti investe moltissimo sul concetto di formazione e sull'educazione mettendo a disposizione una biblioteca aziendale; invita intellettuali per sensibilizzare i giovani ai valori della cultura.
L'obiettivo è il benessere della comunità e la fabbrica diventa un luogo di incontro e di condivisione. Adriano Olivetti concretizza ciò collaborando con psicologi, sociologi e filosofi per definire un'organizzazione del lavoro che, pur sempre mutuata da quella Fordista, se ne distacchi nell'essenza ponendo al centro del processo non il prodotto ma l'individuo, il lavoratore. La principale aspirazione di Adriano Olivetti fu di sperimentare il connubio tra etica e produzione, di coniugare modernizzazione e umanesimo.

Vivere in un clima sereno consente agli operai di lavorare meglio: la produttività cresce, le vendite e i profitti aumentano, la fabbrica Olivetti è conosciuta in tutto il mondo; il prodotto industriale, nato come qualcosa di semplicemente utile, diventa anche qualcosa di bello.
«La bellezza è un momento essenziale dello spirito. Senza la bellezza, senza l'esperienza della bellezza, un uomo non sarebbe completo. Rispetto della bellezza dei luoghi affinché la bellezza sia di conforto nel lavoro di ogni giorno", secondo la tesi espressa da Olivetti ne "La Città dell'uomo".
Per inseguire questo ideale di bellezza anche nell'asilo nido per i figli dei dipendenti si lavora affinché i bambini vengano educati ad essa, facendoli vivere in ambienti piacevoli e confortevoli e incoraggiandoli ad esprimere liberamente nei giochi e nei disegni la loro idea di bello.
"Io voglio che la mia Olivetti non sia solo una fabbrica ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici".

Lo stile aziendale olivettiano era basato sulla valorizzazione delle risorse umane e più in generale sui fattori intangibili dell'impresa, su un rapporto tra azienda e cultura e tra impresa e la sua Responsabilità sociale ed etica con il territorio.
Appare evidente che ci troviamo di fronte ad un imprenditore che non solo ha creato la più grande impresa multinazionale italiana negli anni Cinquanta (Adriano Olivetti è l'imprenditore italiano più conosciuto nel mondo) ma la sua natura e il suo modo di affrontare la vita, la sua curiosità la sua ecletticità lo hanno portato a spingersi in molti campi ai quali ha dedicato passione ed investimenti : Internazionalizzazione, Innovazione, Architettura, Responsabilità Sociale e la "Persona al Centro".

Impresa, innovazione e internazionalizzazione
Adriano Olivetti è stato soprattutto un imprenditore capace di radicare nell'impresa la cultura dell'innovazione, l'eccellenza della tecnologia e del design, l'apertura verso i mercati internazionali, l'emergente tecnologia elettronica.
L'internazionalizzazione del gruppo Olivetti, creata da Adriano, è stata anticipatrice di circa 60 anni rispetto
alle altre imprese dell'epoca. Nel dopoguerra la Olivetti si espande in America del Nord, nel resto d'Europa,
in Sud America e in Asia.

Urbanistica, società e territorio
La visione di Adriano Olivetti del ruolo dell'impresa e la sua poliedrica personalità lo portano ad occuparsi in
modo fortemente innovativo anche di problemi sociali e politici, di urbanistica, architettura, cultura
Ad Ivrea lui stesso avvia la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per i dipendenti, mense, asili, dando origine ad un articolato sistema di servizi sociali.
Studioso di urbanistica, diresse il piano regolatore della Valle d'Aosta e fu anche presidente dell'INU, Istituto Nazionale di Urbanistica.

Politica e comunità
Adriano Olivetti è anche editore, scrittore e uomo di cultura.
Nel 1937 fonda la rivista "Tecnica e Organizzazione", dove pubblica vari saggi di tecnologia, economia, sociologia industriale. Poco dopo, assieme a un gruppo di giovani intellettuali, crea una casa editrice, la NEI (Nuove Edizioni Ivrea). Nel 1946 fonda la rivista "Comunità" che nell'Italia del dopoguerra ben presto diviene uno dei più qualificati luoghi del dibattito culturale, politico e sociale. La NEI di fatto nel 1946 si trasforma nelle Edizioni di Comunità.
Con un intenso programma editoriale, pubblica importanti opere in vari campi della cultura, dal pensiero politico alla sociologia, dalla filosofia all'organizzazione del lavoro, facendo conoscere autori d'avanguardia o di grande prestigio all'estero, ma ancora sconosciuti in Italia.

Pensare che tutto questo Adriano Olivetti lo mise in pratica negli anni Cinquanta ci fa comprendere quanto fosse illuminato e precursore dei tempi.
E' però interessante formulare una rilettura in chiave moderna ed attuale del pensiero olivettiano e vederne le implicazioni che ancora oggi possono essere applicabili.
Da uno studio condotto da un gruppo di tecnologi ed economisti del Massachusetts Institute of Technology che per 5 anni hanno analizzato circa 500 imprese statunitensi, europee e asiatiche è emerso che le imprese multinazionali con duraturo successo nel mercato globale oggi siano quelle che "olivettianamente" investono sullo sviluppo delle proprie "competenze distintive", mantenendole difficilmente imitabili dalla concorrenza, dandosi obiettivi a lungo termine.
In altre parole, hanno successo oggi le imprese che investono nel potenziale delle loro persone, che migliorano le condizioni del loro lavoro e del lavoro di chi usa i loro prodotti e si avvale dei loro servizi; mantiene e migliora il suo contributo l'impresa che intende evolvere ed innovare: sul piano tecnologico, ma anche sociale, organizzativo e psicologico; che sa adeguarsi alle variazioni di quantità o qualità della domanda, reagire al declino di certe aree di mercato o allo sviluppo di altre, rispondere ai mutamenti di scenari economici e politici, in modo non solo reattivo, ma anche propositivo, per prevedere e influenzare positivamente i cambiamenti. Ciò impegna nella ricerca, nello sviluppo, nell'aggiornamento di tutte le competenze, non solo tecnologiche, per progettare flessibilmente il futuro.
A conferma di quanto sopra detto, è facilmente intuibile, soprattutto negli ultimi anni, che le imprese riescono a mantenere la propria competitività se si avvantaggiano del confronto con altre imprese, università, centri di studio e se sostengono un'intensa attività formativa per il proprio personale.
Come ha insegnato Olivetti, le imprese devono sempre avere una cultura di gestione del cambiamento che favorisce una capacità di autotrasformazione in relazione ai cambiamenti del mercato. Quando le imprese abbandonano la progettazione, quando non inseguono le innovazioni e quando si chiudono nei mercati locali, allora saranno soggette ad una perdita costante della propria forza competitiva che le porterà ad una inevitabile fine.

Come ho già detto Adriano Olivetti sentiva molto forte il concetto di bellezza; tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta la Olivetti introduce nel mercato alcuni prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, per la qualità tecnologica e l'eccellenza funzionale: tra questi la macchina per scrivere Lexikon 80 (1948), la macchina per scrivere portatile Lettera 22 (1950), la calcolatrice Divisumma 24 (1956). Nel 1959 la Lettera 22 viene indicata da una giuria di designer a livello internazionale come il primo tra i cento migliori prodotti degli ultimi cento anni.
Del resto la cultura, la bellezza e la creatività sono le lenti attraverso cui l'Italia deve guardare al futuro e costituiscono il nostro vantaggio competitivo. Grazie alla creatività unita alla qualità, all'innovazione e alle nuove tecnologie, le imprese italiane sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel Made in Italy. Così mentre tutti dicevano che il nostro manifatturiero sarebbe morto sotto i colpi della concorrenza dei paesi emergenti, le imprese italiane sono riuscite a presidiare la fascia alta del mercato e aumentare il valore aggiunto dei prodotti.

Con la terza edizione del Festival di cultura olivettiana che si terrà in ISTAO nella sede di Villa Favorita nei giorni 12 e 13 giugno prossimi, si vuole sottolineare l'importanza dei valori, dei principi e delle azioni che hanno caratterizzato la vita e l'attività di un grande imprenditore e grande uomo: Adriano Olivetti.

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