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Permessi handicap: le nuove direttive dell’INPS

di Giampaolo Furlan[ Giampaolo.Furlan@lexgsa.it ]

L'art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 stabilisce che a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, (coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti), ha diritto a fruire, anche in maniera continuativa, di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla medesima persona handicappata in situazione di gravità. Il comma 6 del medesimo articolo stabilisce poi che la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei suddetti permessi e, inoltre, ha diritto di scegliere, se possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il proprio consenso.
Diverso da tale istituto risulta quello del congedo straordinario concesso al parente assistente soggetto in situazione di handicap grave di cui all'art. 42, comma 5, d.lgs. 151/2001. Secondo tale disposizione spetta al coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità il diritto a fruire del congedo straordinario per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni entro sessanta giorni dalla richiesta.
Dal momento che la lettera della legge non appare chiara, nella prassi è emerso il problema circa la possibilità, per il familiare del lavoratore in situazione di disabilità grave, di usufruire dell'istituto del congedo straordinario di cui all'art. 42, comma 5, d.lgs. 151/2001, nonché dei permessi di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104/92, durante il periodo di svolgimento dell'attività lavorativa da parte del disabile medesimo.
In proposito, diversi sono stati gli interventi interpretativi da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonché dell'Istituto di Previdenza Sociale. Da ultimo, è intervenuto proprio l'INPS che con messaggio n. 24705 del 30 dicembre 2012 ha definitivamente chiarito che, premettendo che la necessità o meno dell'assistenza debba valutarsi caso per caso, il diritto alla fruizione del congedo da parte del familiare non può essere escluso a priori, nei casi in cui il disabile svolga, nel medesimo periodo, attività lavorativa.
Con riferimento poi al diritto ai tre giorni di permesso retribuito (il quale, lo ricordiamo, non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, aveva già precisato con nota 07/07/2011, che la limitazione quantitativa non si riferisce al lavoratore con disabilità grave, bensì esclusivamente al familiare che presta assistenza. Infatti, diversamente, il lavoratore con disabilità grave risulterebbe privato del diritto ai permessi, nell'ipotesi in cui necessiti dell'assistenza del familiare lavoratore, ad esempio, per essere accompagnato in occasione dell'effettuazione di cure connesse al proprio stato di disabilità. Pertanto, in applicazione di tale orientamento, è stata ritenuta possibile la contemporanea fruizione dei permessi di cui alla legge n. 104/92 sia da parte del lavoratore con disabilità grave che del familiare lavoratore referente dell'assistenza.

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