Non siamo fannulloni
recensione a cura di Letizia Affatato - direttore Provinciale Inpdap di Como
autore, Vito Tenore Editrice Giuridica Dike 2010 - Euro 29,00
Realizzare i propri progetti, accettare una sfida, credere nella ricerca e nel progresso, aver fiducia nei giovani e nel futuro. Sfogliare il libro "Non siamo fannulloni - cento ritratti di pubblici dipendenti che onorano l'amministrazione", il cui ricavato va interamente in beneficenza (alla onlus Human Health Fundation, che si dedica alla lotta contro i tumori), è come svegliarsi una mattina e vedere, al posto dei fannulloni di cui tanto si parla, una Pubblica Amministrazione serena, costellata di personalità brillanti, eccentriche e spesso geniali. Ma anche di persone comuni che raccontano la loro storia, raccontano come ce l'hanno fatta. Il prof. Tenore è un magistrato della Corte dei Conti, autore di numerosi testi giuridici sul pubblico impiego. Con un titolo garbatamente ironico e con la caricatura del Ministro Brunetta che troneggia in copertina ("Non è una caricatura" - precisa l'autore - "è una statuina da presepe del noto mercato partenopeo di San Gregorio Armeno"), Vito Tenore redige una compilation di pubblici dipendenti, con l'intento di mostrare "il lato migliore della PA, quello che nessuno conosce, quello grazie al quale si gestiscono le sorti del Paese".
Si tratta di un annuario? Di una vetrina di vanità? Di una specie di guinness dei primati dei pubblici dipendenti? "Niente affatto - precisa Tenore - "sono storie ordinarie, non di personaggi al di sopra della norma, ma di persone che con talenti diversi e in ruoli diversi lavorano seriamente, nel silenzio della stampa e dell'opinione pubblica".
Le storie di Tenore sono quelle di chi ha dato e continua a dare il meglio di sé per la Pubblica Amministrazione, continuando a crederci. Non solo arrivando a ricoprire incarichi di altissima responsabilità, ma anche svolgendo con costanza e impegno mansioni semplici, magari noiose, ma importanti.
Su questo trova perfettamente d'accordo Renato Brunetta e Pietro Ichino, insieme nella prefazione, che auspicano la valorizzazione dei meriti di coloro, che "con il loro duro lavoro, mandano avanti l'Italia". E trova più che entusiasta il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che, in occasione della prima presentazione del libro, ha invitato pubblicamente il prof. Tenore a scrivere "un'enciclopedia dei dipendenti della P. A. che lavorano seriamente".
Cento percorsi lunghi e faticosi, accomunati dall'aspirazione comune di servire la collettività e da tanti sacrifici, che ora si ricordano con ilarità e magari anche con un po' di nostalgia. Sono gli stessi pubblici dipendenti, magistralmente immortalati da Vito Tenore, che si raccontano. E riescono anche a stupire.
La pubblica amministrazione è passione. Francesco Caringella, Consigliere di Stato, è una specie di guru dei manuali per i concorsi nella P. A.. Conosciuto, apprezzato e forse spesso "invocato" dagli aspiranti pubblici funzionari durante le prove d'esame, fa dell'impegno e del buon esempio il suo credo. "Occorre trasmettere questi valori ai giovani - dice, accoratamente - Solo dando il buon esempio, con il nostro impegno quotidiano, possiamo risollevare l'immagine bistrattata della Pubblica Amministrazione". Autore di numerosi best seller di diritto amministrativo, civile e penale, ci ricorda quanto è importante puntare sui nuovi talenti: "Occorre bandire gli alibi orribili del tantononfunzionanulla e del sonotuttiraccomandati e incoraggiare i giovani, soprattutto quelli di talento e di buona volontà, a fare i concorsi per lavorare nella P.A., vincerli e poi dare il meglio di sé, per far crescere se stessi e l'amministrazione".
La pubblica amministrazione è accettare una sfida. Anna Rita di Gregorio, direttrice della Scuola Superiore dell'economia e delle finanze - sede di Milano , ne parla come l'opportunità per staccarsi dalla sua famiglia di imprenditori locali,e provare a se stessa di farcela da sola, svolgendo un servizio utile alla società. "Mi ritengo fortunata, perché nell'ambito della PA faccio quello che mi piace". La Di Gregorio parla di flow (flusso), un concetto interessante dovuto ad un autore il cui cognome (Csikszentmihalyi) tanto è difficile da pronunciare quanto è affascinante il suo pensiero. "E' quello stato di grazia che ciascuno di noi ha provato, almeno qualche volta, in cui un lavoro, anche se difficoltoso, viene svolto senza fatica e la concentrazione è totale e spontanea". "Il mio lavoro, dice la Di Gregorio, mi piace davvero tanto, al punto tale da occuparmi di formazione anche fuori dall'orario di lavoro. Faccio parte dell'Associazione Italiana Formatori (AIF) e spesso nelle ore serali partecipo alle riunioni del loro direttivo per dare il mio contributo nell'organizzazione di eventi e incontri formativi rivolti alle pubbliche amministrazioni. E' questo il mio hobby preferito!"
Se non ci fosse disciplina non ci sarebbe buon esempio, e non ci sarebbero rimedi all'inefficienza. Ce ne parla Renato Fazio, dirigente dell'Agenzia delle Entrate, attualmente a capo dell'Ufficio Risorse Materiali della Lombardia. "Ho diretto un ufficio di contenzioso e disciplina per 6 anni, e ho sperimentato l'importanza dello strumento disciplinare, ma anche la necessità di maneggiarlo con cura. Gli impiegati sono persone, non numeri". L'avv. Fazio, circondato da un team di esperti fortemente motivati, sottolinea che "la decisione e il polso fermo devono essere accompagnati da equilibrio e misura". Un esempio di tenacia: il suo percorso professionale è un puzzle da ricomporre con pezzi tutti diversi. Da ufficiale di complemento nell'Accademia Navale di Livorno a Commissario di polizia a La Spezia, quindi a Milano nell'ex Ministero delle Finanze, in qualità di vicedirettore degli uffici di Monza e di Vimercate. Ma quanti concorsi ha vinto? "Quattro nel Ministero degli interni, uno nell'ex Ministero delle Finanze e uno (dirigenziale) nell'Agenzia delle Entrate".
P. A. e Scienza: un connubio difficile. A descrivere e commentare i rapporti tra pubblica amministrazione e ricerca scientifica è il prof. Antonio Giordano (cavaliere della repubblica e professore di chiara fama nel settore dell'anatomia patologica) , presidente della Onlus Human Health Fundation, a cui va l'intero ricavato delle vendite. Anche lui ha scelto la pubblica amministrazione, ma a modo suo. Nativo di Napoli, fa la spola (come se niente fosse!) tra Siena e Philadelphia, Napoli e Siena, Philadelphia e Roma, dividendo il suo tempo su due pregevoli cattedre universitarie di Anatomia Patologica. "Conoscere e vivere nel sistema pubblico italiano mi ha consentito di spingermi oltreoceano, per fondere l'esperienza italiana con quella statunitense. E poi mi ha dato modo di creare la HHF". In Il prof Giordano, che ha dato un notevole impulso alla ricerca scientifica per la lotta contro il cancro, ritiene che occorrano più stimoli per una sana competizione, anche nella ricerca scientifica. Per spiegarsi meglio, parte dal più grande mecenate del Rinascimento italiano, Lorenzo il Magnifico. Invocando uno Stato che incoraggia (e finanzia) la scienza e l'arte, ammonisce il sistema attuale: bisogna investire in cultura, proteggere i non fannulloni e le persone di valore, come faceva Lorenzo il Magnifico". In effetti, a ben vedere, il più grande finanziatore della ricerca scientifica in Italia è lo Stato, ma "la cultura del finanziamento sulla base della performance non è stata ancora recepita". Quanto ai fannulloni, per il prof. Giordano sono un vizio che il Paese deve assolutamente eliminare: "In America non troverebbero spazio, mentre qui in Italia spesso se la passano meglio dei non fannulloni" E allora? "Non possiamo più permetterci questo lusso: o innalziamo la nostra competitività o saremo presto superati dai Paesi emergenti. E possiamo farcela perché - ricordiamoci - gli italiani sono ancora i migliori". In che misura le vendite dei libro possono aiutare la ricerca? "Con 500 copie si può pagare una borsa di studio per un post-dottorato. È una goccia nel mare, ma tante gocce fanno il mare".
Un testo bello da sfogliare, piacevole alla lettura, che comunica positività e fiducia nel futuro. Un bel ricordo per chi ne fa parte, e magari l'immancabile tocco di originalità nella biblioteca di uno storico dell'amministrazione, ma anche un modo facile e sicuro per supportare la ricerca scientifica.
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